Liberi di credere
-I giovani verso una fede consapevole
[Con sovraccoperta stampata]EAN 9788881235469
Il fatto che alcuni dei testi qui raccolti abbiano molti anni non toglie nulla alla loro attualità e freschezza. Si tratta degli interventi che il card. Martini ha indirizzato ai giovani nel corso del suo magistero come arcivescovo di Milano, in particolare in due occasioni: l’«Assemblea di Sichem» (1988-1989), la grande convocazione dei giovani della diocesi sul tema della scelta di fede e «Sentinelle del mattino», il sinodo dei giovani che si svolse tra il 2000 e il 2002. Ma soprattutto la lettera Ai giovani che non incontro, del 1990, riportata in apertura, per la sua capacità di mettersi nei panni degli interlocutori e di prendere sul serio le loro domande e dubbi rimane ancora un riferimento e un valido strumento nella pastorale delle nuove generazioni.
Tratto dalla Rivista Il Regno 2009 n. 8
(http://www.ilregno.it)
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Marta72 il 4 aprile 2009 alle 14:06 ha scritto:
Nel libro "Conversazioni notturne a Gerusalemme", l'autore, incalza il cardinale con continue domande rivolte ai giovani su temi esistenziali, mentre in questo nuovo libro dell'editrice In dialogo troviamo le radici profonde che hanno portato a riflettere le idee del cardinale, ad avere questo atteggiamento molto libero e fiducioso nei confronti dei giovani, anche se preoccupato di quelli che si arrendono. Sono due volumi da leggere in parallelo. L'uno d� una prospettiva, il secondo � capace di andare in profondit�". Marta
Paolo69 il 4 aprile 2009 alle 14:08 ha scritto:
La lettera del cardinal Martini ai giovani che non incontro (non particolarmente conosciuta e valorizzata) l'ho ritrovata, riscoperta, rivalutata in apertura di questo volume. Questa lettera la considero ancora molto attuale per i giovani ma non solo anche per chi come me nel 1990 (allora ventenne) fu sollecitato per la prima volta leggendo questa lettera e che ora diventato padre vorrebbe che questa lettera possa spronare Marco mio figlio quasi adolescente. Tre sono le proposte ai giovani del cardinal Martini: la prima � lasciarsi interrogare sulle verit� che stanno nel profondo del cuore; la seconda � conoscere Ges� (solo conoscendolo lo sentirai vicino, amico, vivo, ...); la terza � fare qualcosa di concreto per gli altri.
Gianluca D'Alessandro il 25 settembre 2009 alle 16:40 ha scritto:
Karl Rahner, maestro del Concilio, di Martini
e della coscienza relativa
Dietro l�opposizione intra-ecclesiale all�insegnamento di Benedetto XVI c�� il pensiero di un altro influente gesuita�
di Roberto de Mattei
Il nome di Karl Rahner � un passaggio obbligato per chi voglia entrare nel cuore del dibattito intraecclesiale dei nostri giorni. Come perito conciliare del cardinale Franz K�nig il gesuita tedesco svolse, dietro le quinte, un ruolo cruciale nel Vaticano II, fino a essere definito dall�allora decano della Gregoriana, Juan Alfaro, �il massimo ispiratore del Concilio�. Di certo ha dominato il postconcilio come conferenziere di grido e scrittore dalla alluvionale produzione, pronto a intervenire disinvoltamente su tutti i problemi del momento: i suoi titoli sono oltre quattromila, le sue opere, tradotte e diffuse in tutto il mondo, continuano a esercitare una larga influenza sul mondo cattolico contemporaneo.
Sembra giunta per� l�ora di �uscire da Rahner�, come implicitamente auspicato da Benedetto XVI nell�ormai storico discorso alla Curia Romana del 22 dicembre 2005, sulle �ermeneutiche� del Concilio Vaticano II. Lo �spirito del Concilio� a cui si richiamano gli ermeneuti della �discontinuit�� ha infatti la sua fonte nel Geist in Welt di Rahner, quello �Spirito nel mondo� che � il titolo del suo primo importante libro, pubblicato nel 1939. Se in questo volume Rahner delinea la sua concezione filosofica della conoscenza, nel successivo, �Uditori della parola� (H�rer des Wortes), pubblicato nel 1941, espone la sua visione propriamente teologica. Le tesi di questi due libri e dei successivi, gi� lucidamente criticate dal padre Cornelio Fabro (�La svolta antropologica di Karl Rahner�, 1974), sono ora oggetto di un importante volume, a cura di padre Serafino M. Lanzetta, che raccoglie gli atti del convegno tenutosi a Firenze nel novembre 2007, con la partecipazione di eccellenti studiosi, provenienti da diverse parti del mondo: Ignacio Andereggen, Alessandro Apollonio, Giovanni Cavalcoli, Peter M. Fehlner, Joaqu�n Ferrer Arellano, Brunero Gherardini, Manfred Hauke, Antonio Livi, H. Christian Schmidbaur, Paolo M. Siano, (�Karl Rahner. Un�analisi critica. Le figure, le opere e la recensione. Teologia di Karl Rahner, 1904-1984�. Cantagalli).
Oggetto della scienza teologica, per Rahner, non � Dio, di cui non pu� essere dimostrata l�esistenza, ma l�uomo, che costituisce l�unica esperienza di cui abbiamo l�immediata certezza. Non si pu� dunque parlare di Dio al di fuori del processo conoscitivo dell�uomo. Dio, pi� precisamente, esiste �autocomunicandosi� all�uomo che lo interpella. Rahner afferma che nessuna risposta va al di l� dell�orizzonte che la domanda ha gi� precedentemente delimitato. L�orizzonte di Dio � misurato dall�uomo che, delimitando nella sua domanda la risposta divina, diviene la misura stessa della Rivelazione di Dio. Rahner non dice che l�uomo � necessario a Dio perch� Dio possa esistere, ma poich� senza l�uomo Dio non pu� essere conosciuto, la conoscenza umana diviene la chiave di quella che egli definisce la �svolta antropologica� della teologia. Rahner si richiama spesso a san Tommaso d�Aquino, ma di fatto riduce la metafisica ad antropologia e la antropologia a gnoseologia ed ermeneutica.
La �teologia trascendentale� di Rahner appare, in questa prospettiva, come uno spregiudicato tentativo di liberarsi della tradizionale metafisica tomista, in nome dello stesso san Tommaso. Ci� naturalmente pu� avvenire solo a condizione di falsificare il pensiero dell�Aquinate. Fabro non esita a definire Rahner �deformator thomisticus radicalis�, a tutti i livelli: dei testi, dei contesti e dei principi. L�esito � un �trasbordo� dal realismo metafisico di Tommaso all�immanentismo di Kant, di Hegel e soprattutto di Heidegger, acclamato dal gesuita tedesco come il suo �unico maestro�.
Rahner accetta il punto di partenza cartesiano dell�io come auto-coscienza. L�uomo, spogliato della sua corporeit�, � innanzitutto coscienza, puro spirito, immerso nel mondo. Come per Cartesio e per Hegel, anche per Rahner � il conoscere che fonda l�essere, ma la conoscenza ha il suo fondamento nella libert�, perch� �nella misura in cui un essere diventa libero, nella medesima misura esso � conoscente�. La coscienza coincide con la volont� dell�uomo e la volont� dell�uomo � l�attuarsi dell�Io. L�Io a sua volta non � sottomesso a nulla che lo possa condizionare, perch� il suo fondamento sta proprio nella sua incondizionatezza e dunque nell�assenza di ogni oggettiva limitazione esterna.
La conseguenza della riduzione dell�uomo ad auto-coscienza � la dissoluzione della morale. La libert� prevale sulla conoscenza perch�, come afferma Heidegger, dietro il cogito cartesiano irrompe la libert�. L�uomo � coscienza che si auto-conosce e libert� che si auto-realizza. Per Rahner, come per il suo maestro, l�uomo conosce e vive il vero facendosi libero. Il valore morale dell�azione non ha una radice oggettiva, ma � fondato sulla libert� del soggetto.
Forzando il n. 16 della �Lumen Gentium�, in cui si parla della possibilit� di salvezza di coloro che �non sono giunti a una conoscenza esplicita di Dio�, Rahner afferma che la salvezza non � un problema, perch� � assicurata a tutti, senza limiti di spazio, di tempo e di cultura. La chiesa � una comunit� vasta come il mondo, che include i �cristiani anonimi�, i quali, bench� possano dirsi non-cattolici, o addirittura atei, hanno la fede implicita. Chiunque infatti �accetta la propria umanit�, costui, pur non sapendolo, dice di s� a Cristo, perch� in lui ha accettato l�uomo�. Tutti, dunque, anche gli atei, in quanto atei, si salvano se seguono la propria coscienza. Qualsiasi uomo, quando conosce se stesso, anche nel male che compie, se si accetta come tale, allora � auto-redento ed ha fede. E quanto pi� conosce e accetta la propria �esperienza trascendentale� tanto pi� ha fede. Questo, osserva giustamente il padre Andereggen, significa che ha pi� fede un individuo che si sia psicanalizzato freudianamente durante dieci anni, piuttosto che un religioso che preghi (p. 35).
Il cardinale Franz K�nig, uomo di punta del progressismo conciliare, fu il grande �sdoganatore� di Rahner, in odore di eresia fino agli anni Sessanta.
Tra i numerosi e illustri discepoli del gesuita, bisogna ricordare l�ex presidente della Conferenza episcopale tedesca Karl Lehmann e, in Italia, il cardinale Carlo Maria Martini. Le ultime interviste-confessioni di Martini, con Georg Sporschill (�Conversazioni notturne a Gerusalemme�, Mondadori) e con don Luigi Verz� (�Siamo tutti nella stessa barca�, Edizioni San Raffaele), sono di impronta rahneriana, per l�universalismo salvifico e la �morale debole�. Martini, come Rahner, ritiene che la missione della chiesa sia aprire le porte della salvezza a tutti, compresi coloro che si discostano dalla fede e dalla morale cattolica. Lo stesso Martini, istitu� a Milano una �cattedra dei non credenti�, per ascoltare il loro contributo alla salvezza del mondo. Il successore di san Carlo Borromeo, rinunciava cos� al compito di portare Cristo a chi non crede, per affidare ad atei dichiarati come Umberto Eco la missione di �evangelizzare� i fedeli della diocesi ambrosiana.
Non � eccessivo affermare che Rahner � il padre del relativismo teologico contemporaneo. A confermarlo � la sua pi� intima confidente, Luise Rinser, che l�11 maggio 1965 gli scriveva: �Sai qual � la maggior difficolt� che mi viene da parte tua? Che sei un relativista. Da quando ho imparato a pensare come te non oso affermare nulla con sicurezza� (�Gratwanderung�, K�sel). Qualche anno dopo la stessa Rinser avrebbe solidarizzato con i terroristi Andreas Baader e Gudrun Ensslin. Rahner, da parte sua, il 16 marzo 1984, poco prima di morire, scrisse una lettera in difesa della teologia della liberazione che chiamava i cattolici alle armi in America Latina.
La lettura del libro curato dal padre Lanzetta conferma nell�idea che Karl Rahner, per lo spregiudicato uso delle sue indubbie capacit� intellettuali, fu soprattutto un grande avventuriero della teologia. Il giovane Ratzinger sub� il fascino della sua personalit�, ma intravide presto le conseguenze devastanti del suo pensiero e, sotto un certo aspetto, dedic� tutta la sua successiva opera intellettuale a confutarne le tesi. Oggi il nome di Rahner rappresenta la bandiera teologica di chi si oppone al pensiero antirelativista di Benedetto XVI-Ratzinger. L�analisi critica merita di essere portata fino in fondo.
Il Foglio 16 giugno 2009