Per Norman Lewis, maestro incomparabile di scrittura e di viaggio, la Spagna rappresent� per tutta la vita un luogo di centrale importanza. Una tomba a Siviglia � l'ultimo libro che scrisse all'et� di 95 anni, ma racconta il suo primo viaggio in Spagna, anzi il suo primo viaggio in assoluto, quello che impresse in lui indelebilmente la duplice vocazione al vagabondaggio e alla letteratura. Il pretesto per la partenza era stato la ricerca delle remote origini andaluse del suocero siciliano: il palazzo e la tomba di famiglia di cui cos� spesso favoleggiava. Ma la Spagna � quella del 1934, alla vigilia della Guerra civile. Lo stato di emergenza, le rivolte che ovunque stanno scoppiando nel paese, l'imprevedibilit� dei trasporti trasformano il viaggio di Lewis e Eugene, il cognato-amico che accompagna, in una grande avventura. Per un destino che tante volte si ripeter� in futuro, Lewis si trova cos� nel posto giusto al momento giusto per testimoniare il grande disordine e la grande meraviglia del mondo. La Spagna per lui, come per molti europei degli anni Venti e Trenta, era l'antitesi dell'Europa: un paese contraddittorio e sanguigno, arcaico e romantico; ma ormai � anche il laboratorio della storia a venire: un mondo ancora largamente rurale che vede coesistere popolazioni che vivono nelle grotte e citt� industriali, la rivoluzione nelle strade di Madrid e le Rolls Royce di Saragozza, il paseo, lo struscio di San Sebasti�n e le rivolte minerarie delle Asturie. E, su tutto, l'ombra terribile del fascismo incombente. � cos� che queste pagine, distillate nello stile pacato e inimitabile degli ultimi anni di Lewis, si trasformano in un doppio viaggio: quello che a piedi o con mezzi di fortuna porta i due amici prima nella Madrid della sanguinosa rivolta dell'ottobre 1934, poi fino a Siviglia attraversando il Portogallo, e quello pi� segreto nella memoria, alla ricerca di quel sogno vitale, di quell'incanto primigenio per il cammino sulle strade e nelle storie del mondo.