Ritrovato in un cassetto molti anni dopo la morte dell'autore avvenuta nel 1979, e inedito fino a oggi, questo romanzo rappresenta un unicum nel panorama letterario di questi anni: per lo stile, perch� non cede alle mode del tempo, per la capacit� visionaria di raccontare un mondo solo in apparenza lontano da noi. Il questurino Crescenzo Falarino, terminato il suo turno di notte al posto di guardia dell'Ospedale dei Pellegrini, vaga per Napoli, in un viaggio a ritroso alla scoperta della sua colpa. Un vagabondare che, fra memoria e realt�, fissa in alcuni luoghi esemplari - Villa Lucia, Palazzo Donn'Anna, il Parco Grifeo, il Caff� Gambrinus - le coordinate mitologiche della citt�. Il romanzo � costruito come un alternarsi di ricordi personali e di vicende evocate che, affastellandosi nell'arco di un solo giorno, coprono vent'anni, fra Napoli e la Sicilia. Uomo senza qualit�, ma ineluttabilmente impregnato di un astratto senso del dovere, Falarino intraprende questo errare nel tempo come un'indagine di polizia, alla ricerca di una verit� processuale che non pu� esistere, e neanche possiamo pretendere. Quello di Viviani � il racconto di una umanit� incapace di redenzione, di personaggi densi, di storie intrecciate. Un testimone di quegli anni potrebbe riconoscere in alcuni personaggi figure realmente esistite, ma questo non � un romanzo a chiave. � l'affresco di un'umanit� che si muove nel vuoto di un nuovo tempo, sul bordo di una modernit� degradata e sfuggente. Ne esce una Napoli preziosa, forse perduta, raccontata senza mai scegliere la strada pi� facile, priva di tentazioni veristiche. Crescenzo Falarino, pagina dopo pagina, si insinua nella mente del lettore diventando il suo compagno di strada di sempre: familiare e al tempo stesso estraneo come solo i grandi personaggi letterari sanno essere davvero.