La fragilit� della condizione maschile odierna pu� vantare, com'� noto, una sterminata letteratura da parte delle scienze sociali, e infinite tesi che pretendono di venirne a capo. Nulla, per�, pi� della narrativa contemporanea � in grado di restituire la crudezza e, nello stesso tempo, l'amabilit� e la futilit� di questo fenomeno. Con "E poi siamo arrivati alla fine", "Non conosco il tuo nome" e "Svegliamoci pure, ma a un'ora decente", le sue precedenti opere, Joshua Ferris ha mostrato un'abilit� non comune nel penetrare nei risvolti comici e tragici di questa fragilit�, narrando di uomini ossessionati da energiche boss donne nei luoghi di lavoro, di affermati professionisti che decidono di lasciarsi indietro il fulgore soffocante e irresistibile della felicit� coniugale e familiare, di uomini di successo che scoprono improvvisamente che la loro insignificante esistenza � destinata a trascinarsi nell'abisso come una pallina da golf sull'orlo della buca. Nei racconti che compongono questo "Invito a cena", la fragilit� maschile viene mostrata all'opera soprattutto nell'intricato rapporto tra i sessi che caratterizza la nostra epoca, con esiti altrettanto esilaranti e, nello stesso tempo, crudeli. Che si tratti di un uomo che rimprovera alla moglie la balordaggine delle sue amicizie, salvo poi scoprire che erano proprio quelle a reggere le sorti del suo matrimonio; o di un uomo maturo che l'inaspettata vedovanza trascina nell'ipocondria dapprima e poi nella sorprendente frequentazione di una prostituta; o anche di un aspirante sceneggiatore che, al party in piscina di una famosa autrice televisiva, si lascia andare a un crescendo inarrestabile di paranoie, � la relazione uomo-donna che in queste pagine si offre nell'intensit� delle sue passioni e, ad un tempo, nell'incomunicabilit� e inaffidabilit� proprie della nostra epoca.