Citazione spirituale

Beati voi...

di

Enzo Bianchi, Renato Boccardo, Maria Cristina Cruciani, Nunzio Galantino, Mauro M. Gambetti, Salvatore Martinez, Gianfranco Ravasi

 


Copertina di 'Beati voi...'
Ingrandisci immagine

EAN 9788825041064

Fuori catalogo
Disponibile anche come Prezzo
E-book 9,10 €
Libro usato da 9,10 €
1 pezzo in stato usato in buone condizioni 13,00 €9,10 €
Descrizione
Tipo Libro Titolo Beati voi... Autori A cura di Renato Boccardo Editore Edizioni Messaggero EAN 9788825041064 Pagine 144 Data giugno 2016 Peso 162 grammi Altezza 12 cm Larghezza 21 cm Collana Problemi & proposte
Per visualizzare l'indice clicca qui Nascondi

'
34
Problemi & Proposte
RENATO BOCCARDO
(a cura)




BEATI VOI...
ISBN 978-88-250-4106-4
ISBN 978-88-250-4107-1' (PDF)
ISBN 978-88-250-4108-8' (EPUB)

Copyright � 2016 by P.P.F.M.C.
MESSAGGERO DI SANT'ANTONIO ' EDITRICE
Basilica del Santo - Via Orto Botanico, 11 - 35123 Padova
www.edizionimessaggero.it
Introduzione

di Renato Boccardo




�Una felicit� 'autentica, adeguata e totale'�
scrive Z. Bauman nel suo L'arte della vita �sembra
rimanere costantemente a una certa distanza da noi:
simile a un orizzonte che, come tutti gli orizzonti,
si allontana ogni volta che cerchiamo di avvicinarci
a esso�.
L'uomo vive continuamente in una ricerca quasi
spasmodica della felicit�, la rincorre in mille modi
e per mille strade. Con il rischio anche di farsi male
con le sue stesse mani... E quando crede di averla
trovata, scopre che la sua sete non � pienamente
appagata e vede la meta allontanarsi sempre pi�.
Con il �discorso della montagna� Ges� di Na-
zaret suggerisce un percorso per raggiungere una
pienezza di conoscenza, di vita e di felicit�, e pre-
tende di dare risposta alla ricerca dell'uomo. �In
queste parole� dice Papa Francesco �c'� tutta la
novit� portata da Cristo; in effetti, le beatitudini
sono il ritratto di Ges�, la sua forma di vita; e sono
la via della vera felicit�, che anche noi possiamo
percorrere con la grazia che Ges� ci dona� (Udienza
generale, 6 agosto 2014).

5
Le beatitudini costituiscono il cammino pi� bre-
ve e pi� facile e allo stesso tempo il pi� difficile ed
esigente, perch� �� angusta la via che conduce alla
vita� (Mt 7,14). Sono la prima parola e la parola-
chiave dell'insegnamento di Ges�: siamo fatti per la
felicit�! Dio ci ha creati in un paradiso e ' afferma
il libro della Genesi ' si compiacque nel vedere che
l'opera delle sue mani era cosa buona (cf. Gen 1,31).
Dio era felice prima che l'uomo abbandonasse lo
stato di intimit� con lui. E la gioia di Dio non potr�
essere nuovamente completa se non quando tutti
gli uomini ritroveranno con lui la piena comunio-
ne: Egli non si riposa, come si � riposato il settimo
giorno, perch� rimane in attesa della nostra felicit�.
�Possiamo pensare che ogni nostro peccato o fuga da
Dio accende in Lui una fiamma di pi� intenso amore,
un desiderio di riaverci e reinserirci nel suo piano di
salvezza [...]. Dio � buono. E non lo � soltanto in se
stesso; Dio � ' diciamolo piangendo ' buono per noi.
Egli ci ama, cerca, pensa, conosce, ispira e aspetta�
(Paolo VI, Omelia, 23 giugno 1968).
I Padri della chiesa affermano che Dio si � fat-
to uomo affinch� l'uomo diventi Dio. Ecco perch�
le beatitudini, definite �manifesto della felicit�,
possono essere chiamate anche �manifesto della
somiglianza�: ci� che Dio ha fatto per noi, noi lo
dobbiamo fare per lui e per gli altri. E nella misura
in cui lo facciamo raggiungiamo la felicit�. � una
logica che cambia il cuore dell'uomo. E pu� cam-
biare il mondo. Cos�, quelle affermazioni delineano
un'antropologia, descrivono chi � davvero l'uomo

6
felice, vero, autentico; sono la proclamazione del
modo di essere persone secondo il Vangelo, uomini
e donne fortunati e felici.
Ma tutto ci� ha ancora significato per chi vive
nel terzo millennio' Davvero ' oggi ' pu� essere
felice chi � povero in spirito, piange, ha fame e sete
della giustizia, � mite, costruisce la pace, � miseri-
cordioso' E, caso mai, cosa bisognerebbe fare per
raggiungere una tale meta'
Dopo i vizi capitali, le opere di misericordia, i
doni dello Spirito Santo, temi delle �prediche� de-
gli ultimi anni, il Festival dei 2 Mondi ' edizione
2015 ' ha proposto di riascoltare da voci diverse
questo particolare �itinerario�, che si presenta quasi
come una sfida all'uomo moderno. Le pagine che
seguono lo ripropongono al lettore, quasi un invito
a mettersi in ascolto di una parola �nuova�, non
necessariamente �alla moda�, per intraprendere un
cammino diverso, capace di aprire nella vita quoti-
diana spazi di luce, di sapienza e di pace.




7
Gli autori




Enzo Bianchi
Nato a Castel Boglione il 3 marzo 1943, � priore
della comunit� monastica di Bose. �Esperto� nomina-
to da papa Benedetto XVI ai Sinodi dei vescovi sulla
Parola di Dio nel 2008 e sulla nuova evangelizzazio-
ne (2012). Nel 2014, papa Francesco lo ha nominato
consultore del Pontificio Consiglio per la promozione
dell'unit� dei cristiani.
Opinionista e recensore per i quotidiani �La Stam-
pa�, �la Repubblica� e �Avvenire�, � autore di nume-
rosi testi (tradotti in varie lingue) biblici, di spiritualit�
cristiana e sulla grande tradizione della chiesa, scritti
tenendo sempre conto del vasto e multiforme mondo
di oggi.



Salvatore Martinez
� presidente del Rinnovamento nello Spirito Santo
dal 1997. � consultore di tre Dicasteri vaticani (Laici,
Famiglia e Promozione della nuova evangelizzazione).
� presidente della Fondazione vaticana �Centro Inter-
nazionale Famiglia di Nazareth� per lo sviluppo nel
mondo del Magistero sulla famiglia. Ha preso parte
come uditore al Sinodo sulla �Nuova Evangelizzazio-

9
ne�. � presidente di quattro fondazioni impegnate nel
campo del disagio sociale. Ha pubblicato 26 libri. Col-
labora con riviste italiane e straniere, ha relazionato in
35 paesi su temi di natura spirituale.


Nunzio Galantino
� nato a Cerignola (Foggia) il 16 agosto 1948. Pres-
so l'Universit� di Bari ha conseguito la laurea in Filoso-
fia e l'abilitazione all'insegnamento nelle scuole statali;
nel 1981 ha ottenuto il dottorato in Teologia dogma-
tica presso la Pontificia Facolt� Teologica dell'Italia
Meridionale, sezione San Luigi di Napoli.
� stato ordinato sacerdote il 23 dicembre 1972 per
la diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano. Docente al
Pontificio Seminario Regionale di Benevento, vicario
episcopale per la pastorale, vicario episcopale per la
cultura e la formazione permanente, dal 1977 docente
di Storia e Filosofia nelle scuole pubbliche statali e
di Antropologia presso la Facolt� Teologica dell'Italia
Meridionale. Alla ricerca e all'insegnamento ha unito
da sempre il servizio pastorale come parroco (1977-
2012) in Cerignola.
Dal 2004 al 2009: responsabile del Servizio nazio-
nale per gli Studi superiori di Teologia e di Scienze
religiose della CEI.
Eletto vescovo di Cassano allo Ionio il 9 dicembre
2011 e ordinato vescovo il 25 febbraio 2012.
Il 28 dicembre 2013 � stato nominato segretario ge-
nerale della Conferenza Episcopale Italiana ad interim
e il 25 marzo 2014 � stato nominato segretario generale
ad quinquennium.

10
Gianfranco Ravasi
Cardinale, presidente del Pontificio consiglio della
cultura e della Pontificia commissione di archeolo-
gia sacra, � nato nel 1942 a Merate (Lecco); esperto
biblista ed ebraista, � stato prefetto della Biblioteca-
Pinacoteca Ambrosiana di Milano e docente di Esegesi
dell'Antico Testamento alla Facolt� Teologica dell'Ita-
lia Settentrionale.
Nel 2010 � stato annoverato tra i soci onorari
dell'Accademia delle Belle Arti di Brera e insignito al
contempo honoris causa del diploma di secondo livello
in Comunicazione e Didattica dell'arte. Ha ricevuto la
laurea honoris causa dall'Universit� di Bucarest nell'ot-
tobre 2011 e dall'Universit� di Yerevan (Armenia) nel
giugno 2011, quella in Sacra Teologia dall'Universit�
Cattolica di Lublino e dalla Pontificia Universit� Late-
ranense nel 2012 e dall'Universit� Deusto di Bilbao nel
marzo 2014. Dal 2013 � accademico onorario dell'Ac-
cademia nazionale di Santa Cecilia.


Mauro M. Gambetti
� nato nel 1965 in provincia di Bologna. Dopo la
laurea in Ingegneria Meccanica presso l'Universit� di
Bologna, nel settembre 1992 � entrato nell'Ordine dei
frati minori conventali, di cui ha professato definiti-
vamente la regola e la vita nel settembre 1998. Dopo
il baccalaureato in Teologia presso l'Istituto teologi-
co di Assisi, ha conseguito la licenza in Antropolo-
gia Teologica presso la Facolt� teologica di Firenze.
Ordinato presbitero nel gennaio del 2000, � stato
guardiano del convento di Longiano (Forl�-Cesena)

11
e, dalla primavera del 2009, ministro provinciale dei
frati minori conventuali dell'Emilia-Romagna. Il 22
febbraio 2013 � stato nominato custode generale del
Sacro Convento di San Francesco in Assisi per il qua-
driennio 2013-2017.



Maria Cristina Cruciani
Appartiene all'Istituto Pie Discepole del Divino
Maestro, fondate dal beato Giacomo Alberione nella
Famiglia Paolina. Dopo aver conseguito la laurea in
Giurisprudenza presso l'Universit� Cattolica di Mila-
no, ha completato gli studi teologici specializzandosi
presso il Pontificio Istituto Liturgico di Roma, dove ha
conseguito la licenza in Sacra Liturgia.
Ha lavorato all'Ufficio liturgico del Vicariato di Ro-
ma e ha insegnato in varie scuole. Da oltre venticinque
anni � responsabile della redazione del periodico di
liturgia edito dal suo istituto �La Vita in Cristo e nella
chiesa�, dove ha particolarmente curato la catechesi
liturgica, biblica, e inserti di arte sacra per la liturgia.
Ha svolto consulenza liturgica nei concorsi indetti
dalla CEI per le nuove chiese, membro della Consul-
ta dell'Ufficio Liturgico Nazionale, ed � stata socio
dell'APL, nella quale � stata membro del consiglio di
presidenza.
Da molti anni organizza corsi di formazione per
laici e religiose, dove mette a disposizione l'esperienza
pastorale frutto dell'impegno nelle parrocchie accanto
ai sacerdoti, agli animatori, catechisti, diaconi e mini-
stri straordinari. Ha dato corsi di esercizi spirituali e
ritiri a religiosi/e e presbiteri.

12
Renato Boccardo
Nato a Sant'Ambrogio di Torino il 21 dicembre
1952, � stato ordinato sacerdote il 25 giugno 1977.
Entrato nel servizio diplomatico della Santa Sede nel
1982, presta la sua opera nelle Nunziature Apostoliche
di Bolivia, Camerun e Francia. Nominato responsabile
della Sezione Giovani del Pontificio Consiglio per i
Laici il 22 luglio 1992. In questa veste coordina, tra
l'altro, l'organizzazione e la celebrazione delle Gior-
nate mondiali della giovent� di Denver (1993), Ma-
nila (1995), Parigi (1997) e Roma (2000), nonch� il
pellegrinaggio dei giovani d'Europa a Loreto (1995).
Nominato capo del protocollo della Segreteria di Stato
con incarichi speciali l'11 febbraio 2001 (responsabile
dell'organizzazione dei viaggi apostolici del Sommo
Pontefice); vescovo titolare di Acquapendente e se-
gretario del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni
Sociali il 29 novembre 2003 e segretario generale del
governatorato dello Stato della Citt� del Vaticano il 22
febbraio 2005. Il 16 luglio 2009 � promosso arcivesco-
vo di Spoleto-Norcia.




13
1 Beati i poveri in spirito,
perch� di essi � il regno dei cieli

di Enzo Bianchi




Introduzione
Beati i poveri in spirito, perch� di essi � il regno
dei cieli (mak�rioi hoi ptocho� t� pne�mati h�ti aut�n
estin he basile�a t�n ouran�n: Mt 5,3).
Beati voi, poveri, perch� vostro � il regno di Dio
(mak�rioi hoi ptocho� h�ti hymet�ra est�n he basile�a
to� theo�: Lc 6,20).
La prima beatitudine, che per molti aspetti �
riassuntiva delle altre, poich� fornisce lo sfondo su
cui tutte le beatitudini vanno lette, si presenta in
maniera significativamente diversa nelle versioni di
Matteo e di Luca. A prescindere dalla variazione
meramente stilistica tra �regno di Dio� e �regno dei
cieli� (quest'ultima espressione � eco della menta-
lit� giudaica che, per rispetto, evita di nominare il
Nome di Dio), in Luca Ges� rivolge direttamente
la beatitudine a quanti conoscono e vivono la situa-
zione della povert�, cos� come riserva un �guai� (Lc
6,24) ai ricchi che possiedono molti beni e dunque
sono saturi. In Matteo invece sono definiti beati
quei poveri che hanno anche lo spirito, il cuore del
povero: non basta essere materialmente poveri, ma

15
occorre esserlo e, insieme, avere un cuore che non
desidera essere ricco, un cuore che possiede �il sof-
fio�, �il respiro del povero�.
Abbiamo gi� riflettuto in sede di introduzione sui
motivi che devono avere indotto i due evangelisti a
queste diverse formulazioni. Qui vorrei aggiungere
solo una rapida osservazione. Sappiamo che nel cor-
so dei secoli le interpretazioni date dai Padri della
chiesa e dagli esegeti moderni a queste due versioni
della beatitudine sono state molte e contraddittorie.
Ci� che � importante, a mio avviso, � non spiritua-
lizzare la versione �matteana� al punto da svuotare
di significato la povert� e la condivisione dei beni;
d'altra parte, bisogna guardarsi dal compiere una
lettura fondamentalista della beatitudine lucana, ov-
vero una lettura che �santifichi� una classe sociale,
una situazione economica, senza tenere conto dello
stile con cui la povert� � vissuta.
Come dunque faremo per tutte le beatitudini, an-
che in questo primo caso il nostro compito � quello
di non isolare la proclamazione di Ges� per leggerla
secondo i nostri �desiderata�, ma di risalire all'in-
tenzione di Ges� stesso che, pur nella diversit� delle
forme, pu� essere colta mediante una collocazione
di questa sua parola all'interno del contesto pi� am-
pio di tutte le Scritture.

Poveri nello spirito
Innanzitutto l'espressione ptocho� t� pne�mati
di Matteo pu� essere accostata ad altre analoghe

16
presenti nell'Antico Testamento, come a quella
di Sal 34,19: �Il Signore � vicino a chi ha il cuore
spezzato, egli salva gli spiriti affranti� (TM: dak'�
ruach; LXX: hoi tapeino� t� pne�mati), o a quella
del profeta Isaia, che parla di �smarriti di spirito�
(Is 29,24; TM: to'� ruach; LXX: hoi t� pne�mati
plan�menoi). Ma si pensi anche, per analogia, alla
sesta beatitudine: �Beati i puri di cuore (t� kard�a)�
(Mt 5,8) o alla definizione che Ges� d� di s� quale
�mite e umile di cuore� (pra�s ka� tapein�s t� kard�a:
Mt 11,29).
C'� una dimensione profonda, quella del cuore,
dello spirito, che va oltre l'ordine carnale, esteriore,
e che non pu� essere dimenticata se si vuole leggere
in verit� la condizione di un uomo nel suo rapporto
con Dio e con gli altri. Non si tratta di addizionare
una dimensione spirituale a una materiale, come se
fossero due cose distinte, ma di mettere in risalto
l'unit� della persona, unit� che avviene proprio nel
cuore, nello spirito. Non si pu� essere ricchi di averi
e di beni, senza tenere conto degli altri, e nello stesso
tempo essere poveri nel cuore: nessuno spazio alla
schizofrenia di chi ' dice la Bibbia ' ha un �cuore
doppio� (lev va-lev: Sal 12,3)... Quando infatti un
uomo pensa in un modo e agisce in un altro modo,
poco per volta adegua il suo pensiero al suo compor-
tamento. � una legge sottile eppure estremamente
importante per l'esistenza di ciascuno di noi: chi non
vive come pensa, finisce per pensare come vive.
I poveri nello spirito, nel cuore, sono quelli che
l'Antico Testamento definisce 'anawim, ossia �cur-

17
vati�, quegli umili che sono tali perch� sono stati
umiliati. Sono quelli che vengono chiamati �poveri
del Signore� perch� custodiscono nel cuore il sen-
so della loro umilt� e sperano, confidano in Dio,
attendendo da lui molto pi� di ci� di cui hanno
materialmente bisogno nella loro indigenza. � signi-
ficativo il parallelo alla nostra beatitudine presente
in un testo di Qumran, la Regola della guerra che,
in un brano purtroppo corrotto, esorta i �poveri
nello spirito� (1QM XIV,7: 'anaw� ruach); non si
dimentichi inoltre il fatto che al tempo di Ges� il
termine �povero� era sinonimo di chasid, santo, ap-
partenente al Signore.

Poveri nelle Scritture
Nelle Scritture dell'Antico e del Nuovo Testa-
mento i poveri sono quelli che gridano per la loro
condizione, e gridano a Dio. Nell'Antico Testa-
mento, in particolare, la povert� � compresa come
una consapevolezza che spinge il povero (definito
soprattutto con i termini 'ani, il povero che � co-
stretto a dire sempre di s�, ed 'ebion, il bisognoso)
a rivolgersi a Dio: �Vedi la mia povert� (Sal 25,18;
cf. 119,153). Ed � soprattutto nei Salmi che non
solo viene attestata la qualit� di oranti propria dei
poveri, ma la loro condizione viene tratteggiata in
modo vario e diversificato:
La speranza dei poveri non sar� mai delusa (Sal 9,19).
Con arroganza il malvagio perseguita il povero (Sal
10,2).
Tu accogli, Signore, il desiderio dei poveri (Sal 10,17).


18
I poveri ascoltino e si rallegrino (Sal 34,3).
Ma io sono povero e bisognoso: di me ha cura il Si-
gnore (Sal 40,18).
Beato l'uomo che ha cura del debole (Sal 41,2 LXX).
E in essa ha abitato il tuo popolo, in quella che, nella
tua bont�, hai reso sicura per il povero, o Dio (Sal
68,11).
Perch� egli liberer� il misero che invoca e il povero
che non trova aiuto (Sal 72,12).
Solleva dalla polvere il debole, dall'immondizia rialza
il povero, per farlo sedere tra i pr�ncipi (Sal 113,7-8).
La povert� � presentata come un'attitudine che
spinge a invocare Dio a partire dalla consapevolezza
dei propri bisogni e limiti, come un'attitudine di
apertura a Dio a partire da un bisogno sentito in
se stessi. Va per� detto con chiarezza: non tutti i
poveri sentono in s� questo movimento di apertura
verso Dio. Cos� come avviene per il dolore e la sof-
ferenza, infatti, anche la povert� non va letta troppo
facilmente come un cammino verso la felicit�, anzi
l'esperienza ci dice che sovente essa abbruttisce chi
ne � preda. � per� vero che alcuni uomini e donne
riescono a fare dei cammini di approfondimento
spirituale della situazione di povert� in cui si ven-
gono a trovare. Insomma, la situazione di bisogno
ci interroga: sta a ciascuno di noi scegliere la via
dell'approfondimento, che � sempre anche una via
di comprensione e di amore, oppure la via della
rivolta, fino all'odio, all'aggressione, alla violenza.
Certo, all'interno della Bibbia poco per volta si
delineano dei poveri ' a cui sono attenti soprattutto
i profeti �postesilici� ' che gridando a Dio mostra-

19
no tutta la loro attesa, la loro fede in lui, mostrano
di voler appartenere a Dio solo, di aspettare tutto
da lui: essi sono quel �resto d'Israele� umile e po-
vero che confida solo nel Signore (cf. Sof 3,12-13).
Questo � lo sfondo su cui si staglia la versione della
beatitudine secondo Matteo: �'Beati i poveri nello
spirito', non semplicemente perch� sono e si rico-
noscono poveri, ma perch� la coscienza della loro
povert� mette nei loro cuori l'attesa di una felicit�
che non possono procurarsi da s� ma che possono
solo ricevere in dono da Dio�1.
Comprendiamo cos� perch� Dio � indotto a ri-
spondere loro, ad agire in loro favore e a fare loro
giustizia: egli vede in loro non autosufficienza, non
arroganza, non quella chiusura di chi pensa di ba-
stare a se stesso, ma apertura, disponibilit� verso
di lui e verso tutti gli uomini. Ecco perch� Ges�
stesso, quando ha inaugurato il suo ministero nella
sinagoga di Nazaret, lo ha fatto leggendo la pro-
pria missione, a partire dalla profezia di Isaia, come
un �portare ai poveri il lieto annuncio� (Lc 4,18;
Is 61,1). Venuto a portare il Vangelo, Ges� vede
come primi destinatari del suo annuncio i poveri e
si indirizza innanzitutto a loro. E si ricordi anche la
risposta data da Ges� agli inviati di Giovanni il Bat-
tista ormai in carcere: �Andate e riferite a Giovanni
ci� che udite e vedete: [...] ai poveri � annunciato il
Vangelo� (Mt 11,4-5), la buona notizia.


'M. Gourgues, Foi, bonheur et sens de la vie. Relire aujour-
1

d'hui les B�atitudes, M�diaspaul, Montr�al 1995, 34.


20
E qual � questa buona notizia' Il fatto che ai po-
veri � promesso il regno dei cieli, la comunione con
Dio. Ecco che cosa � in gioco nella prima beatitudi-
ne, la quale traccia una via ' e si ricordi che la fede
cristiana in origine era chiamata �via�, hod�s (At
18,25; 19,23; 24,14.22) e i cristiani �quelli della via�
(At 9,2) ', una via per i poveri quali primi clienti di
diritto della parola del Signore, lui che �insegna ai
poveri la sua via� (Sal 25,9).

Ges� e i ricchi
Non si pu� comprendere l'annuncio evangeli-
co sui poveri senza esaminare rapidamente l'ottica
con cui Ges� vedeva i ricchi. Questo non solo per-
ch� in Luca alla beatitudine sui poveri corrispon-
de il �guai� rivolto ai ricchi ' �Guai a voi, ricchi,
perch� avete gi� ricevuto la vostra consolazione�
(oua� hym�n to�s plous�ois h�ti ap�chete t�n par�kle-
sin hym�n: Lc 6,24) ', ma anche perch� Ges� non si
� mai interessato di povert� e ricchezza in astratto,
bens� sempre in riferimento a persone povere o ric-
che: poveri come Lazzaro che a motivo della loro
situazione di indigenza stanno nel seno di Abramo;
ricchi che a motivo della loro autosufficienza sono
all'inferno (cf. Lc 16,19-31). S�, Ges� ha minacciato
con forza i ricchi, ha detto che � difficile per un ric-
co entrare nel regno dei cieli (cf. Mc 10,23 e par.) e
ha smascherato la tristezza di chi non sa condividere
i suoi beni con i poveri, perch� confida pi� nei beni
che nel Signore (cf. Mc 10,22 e par.).

21
I ricchi sono quelli che hanno beni in abbon-
danza e, come accecati dalle ricchezze che possie-
dono, non sanno condividerle, non sanno vedere i
poveri, non sanno attendere da Dio qualcosa per
la loro salvezza. I ricchi sono i sazi, gli arroganti, i
prepotenti che non sono mai curvati n� si curvano
verso gli altri, ma piuttosto curvano gli altri! A loro
Ges� rivolge un minaccioso monito nella parabola
del giudizio finale: �Andate lontano da me, male-
detti, perch�
ho avuto fame
ho avuto sete
ero straniero
ero nudo
ero malato ero in carcere e non ve ne siete accorti!�
(cf. Mt 25,41-43).
Questo modo di affrontare la questione da par-
te di Ges� dovrebbe indurci a non parlare pi� di
povert� e ricchezza in senso astratto e legalistico.
Ovvero: quando, secondo Ges�, uno � ricco e di
conseguenza � condannato' Quando non si accorge
di chi accanto a lui � nel bisogno e non si dispone ad
aiutarlo, proporzionalmente alle proprie forze e ai
propri beni: � in quest'ottica che Ges� elogia quella
povera vedova che getta nel tesoro del tempio due
spiccioli, dicendo che essa �nella sua miseria, vi ha
gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva
per vivere� (Mc 12,43-44). Non dobbiamo dunque
misurare la ricchezza; se mai possiamo dire che,
quando essa � desiderata, diventa un �inganno�, un
idolo che seduce e soffoca (cf. Mc 4,19; Mt 13,22),

22
una sorta di bulimia del possesso. Ma non si pu�
servire al regno di Dio e, nel contempo, essere alie-
nati all'idolo del possesso, del denaro, vivere cio�
un culto a mamon (cf. Mt 6,24; Lc 16,13), idolo
che seduce, ruba il cuore, impedisce la vita per s� e
sovente la ruba anche agli altri!

Ges� � il povero beato
Se l'uomo delle beatitudini � Ges�, per compren-
dere bene questa prima beatitudine ' esposta pi�
delle altre al rischio di una lettura ideologica ' dob-
biamo analizzare attentamente la povert� vissuta da
Ges�, che � il criterio ermeneutico per compren-
dere in profondit� anche questa sua parola. Ci vie-
ne in aiuto innanzitutto un'affermazione lapidaria
dell'apostolo Paolo, il quale ha saputo sintetizzare
in questo modo tutta la vita di Ges�:
il �Signore nostro Ges� Cristo: da ricco che era, si �
fatto povero per voi, perch� voi diventaste ricchi per
mezzo della sua povert� (2Cor 8,9).

Ovvero Ges� Cristo, che era nella condizione
di ricco ' era infatti il Figlio di Dio, era in Dio ',
venendo nel mondo liberamente e per amore nostro
si � fatto povero. Paolo lo dice anche nell'inno della
lettera ai Filippesi:
�Cristo Ges� [...] pur essendo nella condizione di
Dio, [...]
svuot� se stesso
assumendo una condizione di servo [...],
umili� se stesso


23

Questo prodotto � disponibile anche in digitale nei seguenti formati: PDF (EAN 9788825041071, Watermark DRM), ePub (EAN 9788825041088 Watermark DRM)

Visualizza i dettagli o acquista l'e-book

Non ci sono commenti per questo volume.

Usato come nuovo:

Libro in condizioni pari al nuovo.

Privo di segni d`usura e di qualunque tipo di danno o vizio.

Trattasi, nella maggior parte dei casi, di libri acquistati da privati o biblioteche pubbliche o private in condizioni pari al nuovo, che vengono ceduti poich� costituiscono doppioni.


Usato in buone condizioni:

Libro in buone condizioni generali, del tutto fruibile.

Rispetto ad un libro "come nuovo" presenta per� segni di usura che possono essere di vario genere.

I piu frequenti: sottolineato, copertina usurata, pagine ingiallite, orecchie d`asino.

Per ciascun libro sono precisamente indicati i segni di usura che presenta.