Udienza Generale
Cari fratelli e sorelle, buongiorno! Benvenuti tutti!
Il mistero della morte ha sempre suscitato nell�essere umano profondi interrogativi. Essa infatti appare come l�evento pi� naturale e allo stesso tempo pi� innaturale che esista. � naturale, perch� ogni essere vivente, sulla terra, muore. � innaturale, perch� il desiderio di vita e di eternit� che noi sentiamo per noi stessi e per le persone che amiamo ci fa vedere la morte come una condanna, come un �contro-senso�.
Molti popoli antichi hanno sviluppato riti e usanze legate al culto dei morti, per accompagnare e ricordare chi si incamminava verso il mistero supremo. Oggi, invece, si registra una tendenza diversa. La morte appare una specie di tab�, un evento da tenere lontano; qualcosa di cui parlare sottovoce, per evitare di turbare la nostra sensibilit� e tranquillit�. Spesso per questo si evita anche di visitare i cimiteri, dove chi ci ha preceduto riposa in attesa della risurrezione.
Che cosa � dunque la morte? � davvero l�ultima parola sulla nostra vita? Solo l�essere umano si pone questa domanda, perch� lui solo sa di dover morire. Ma l�esserne consapevole non lo salva dalla morte, anzi, in un certo senso lo �appesantisce� rispetto a tutte le altre creature viventi. Gli animali soffrono, certamente, e si rendono conto che la morte � prossima, ma non sanno che la morte fa parte del loro destino. Non si interrogano sul senso, sul fine, sull�esito della vita.
Nel constatare questo aspetto, si dovrebbe allora pensare che siamo creature paradossali, infelici, non solo perch� moriamo, ma anche perch� abbiamo la certezza che questo evento accadr�, sebbene ne ignoriamo il come e il quando. Ci scopriamo consapevoli e allo stesso tempo impotenti. Probabilmente da qui provengono le frequenti rimozioni, le fughe esistenziali davanti alla questione della morte.
Sant�Alfonso Maria de� Liguori, nel suo celebre scritto intitolato Apparecchio alla morte, riflette sul valore pedagogico della morte, evidenziando come essa sia una grande maestra di vita. Sapere che esiste e soprattutto meditare su di essa ci insegna a scegliere cosa davvero fare della nostra esistenza. Pregare, per comprendere ci� che giova in vista del regno dei cieli, e lasciare andare il superfluo che invece ci lega alle cose effimere, � il segreto per vivere in modo autentico, nella consapevolezza che il passaggio sulla terra ci prepara all�eternit�.
Eppure molte visioni antropologiche attuali promettono immortalit� immanenti, teorizzano il prolungamento della vita terrena mediante la tecnologia. � lo scenario del transumano, che si fa strada nell�orizzonte delle sfide del nostro tempo. La morte potrebbe essere davvero sconfitta con la scienza? Ma poi, la stessa scienza potrebbe garantirci che una vita senza morire sia anche una vita felice?
L�evento della Risurrezione di Cristo ci rivela che la morte non si oppone alla vita, ma ne � parte costitutiva come passaggio alla vita eterna. La Pasqua di Ges� ci fa pre-gustare, in questo tempo colmo ancora di sofferenze e di prove, la pienezza di ci� che accadr� dopo la morte.
L�evangelista Luca sembra cogliere questo presagio di luce nel buio quando, alla fine di quel pomeriggio in cui le tenebre avevano avvolto il Calvario, scrive: �Era il giorno della Parasceve e gi� risplendevano le luci del sabato� (Lc 23,54). Questa luce, che anticipa il mattino di Pasqua, gi� brilla nelle oscurit� del cielo che appare ancora chiuso e muto. Le luci del sabato, per la prima ed unica volta, preannunciano l�alba del giorno dopo il sabato: la luce nuova della Risurrezione. Solo questo evento � capace di illuminare fino in fondo il mistero della morte. In questa luce, e solo in essa, diventa vero quello che il nostro cuore desidera e spera: che cio� la morte non sia la fine, ma il passaggio verso la luce piena, verso un�eternit� felice.
Il Risorto ci ha preceduto nella grande prova della morte, uscendone vittorioso grazie alla potenza dell�Amore divino. Cos� ci ha preparato il luogo del ristoro eterno, la casa in cui siamo attesi; ci ha donato la pienezza della vita in cui non vi sono pi� ombre e contraddizioni.
Grazie a Lui, morto e risorto per amore, con San Francesco possiamo chiamare la morte �sorella�. Attenderla con la speranza certa della Risurrezione ci preserva dalla paura di scomparire per sempre e ci prepara alla gioia della vita senza fine.
Catechesi del Santo Padre Leone XIV in occasione dell'Udienza Generale - 10/12/2025
Tutte le frasi tratte da "Udienza Generale"
L�evento della Risurrezione di Cristo ci rivela che la morte non si oppone alla vita, ma ne � parte costitutiva come passaggio alla vita eterna.

- Papa Leone XIV -
Che cosa � dunque la morte? � davvero l�ultima parola sulla nostra vita? Solo l�essere umano si pone questa domanda, perch� lui solo sa di dover morire.

- Papa Leone XIV -
Pregare, per comprendere ci� che giova in vista del regno dei cieli, e lasciare andare il superfluo che invece ci lega alle cose effimere, � il segreto per vivere in modo autentico, nella consapevolezza che il passaggio sulla terra ci prepara all�eternit�.

- Papa Leone XIV -