Udienza Generale
Cari fratelli e sorelle,
buongiorno e grazie per la vostra presenza, una bella testimonianza!
Oggi contempliamo il vertice della vita di Ges� in questo mondo: la sua morte in croce. I Vangeli attestano un particolare molto prezioso, che merita di essere contemplato con l�intelligenza della fede. Sulla croce, Ges� non muore in silenzio. Non si spegne lentamente, come una luce che si consuma, ma lascia la vita con un grido: �Ges�, dando un forte grido, spir� (Mc 15,37). Quel grido racchiude tutto: dolore, abbandono, fede, offerta. Non � solo la voce di un corpo che cede, ma il segno ultimo di una vita che si consegna.
Il grido di Ges� � preceduto da una domanda, una delle pi� laceranti che possano essere pronunciate: �Dio mio, Dio mio, perch� mi hai abbandonato?�. � il primo verso del Salmo 22, ma sulle labbra di Ges� assume un peso unico. Il Figlio, che ha sempre vissuto in intima comunione con il Padre, sperimenta ora il silenzio, l�assenza, l�abisso. Non si tratta di una crisi di fede, ma dell�ultima tappa di un amore che si dona fino in fondo. Il grido di Ges� non � disperazione, ma sincerit�, verit� portata al limite, fiducia che resiste anche quando tutto tace.
In quel momento, il cielo si oscura e il velo del tempio si squarcia (cfr Mc 15,33.38). � come se il creato stesso partecipasse a quel dolore, e insieme rivelasse qualcosa di nuovo: Dio non abita pi� dietro un velo, il suo volto � ora pienamente visibile nel Crocifisso. � l�, in quell�uomo straziato, che si manifesta l�amore pi� grande. � l� che possiamo riconoscere un Dio che non resta distante, ma attraversa fino in fondo il nostro dolore.
Il centurione, un pagano, lo capisce. Non perch� ha ascoltato un discorso, ma perch� ha visto morire Ges� in quel modo: �Davvero quest�uomo era Figlio di Dio!� (Mc 15,39). � la prima professione di fede dopo la morte di Ges�. � il frutto di un grido che non si � disperso nel vento, ma ha toccato un cuore. A volte, ci� che non riusciamo a dire a parole lo esprimiamo con la voce. Quando il cuore � pieno, grida. E questo non � sempre un segno di debolezza, pu� essere un atto profondo di umanit�.
Noi siamo abituati a pensare al grido come a qualcosa di scomposto, da reprimere. Il Vangelo conferisce al nostro grido un valore immenso, ricordandoci che pu� essere invocazione, protesta, desiderio, consegna. Addirittura, pu� essere la forma estrema della preghiera, quando non ci restano pi� parole. In quel grido, Ges� ha messo tutto ci� che gli restava: tutto il suo amore, tutta la sua speranza.
S�, perch� anche questo c��, nel gridare: una speranza che non si rassegna. Si grida quando si crede che qualcuno possa ancora ascoltare. Si grida non per disperazione, ma per desiderio. Ges� non ha gridato contro il Padre, ma verso di Lui. Anche nel silenzio, era convinto che il Padre era l�. E cos� ci ha mostrato che la nostra speranza pu� gridare, persino quando tutto sembra perduto.
Gridare diventa allora un gesto spirituale. Non � solo il primo atto della nostra nascita � quando veniamo al mondo piangendo �: � anche un modo per restare vivi. Si grida quando si soffre, ma pure quando si ama, si chiama, si invoca. Gridare � dire che ci siamo, che non vogliamo spegnerci nel silenzio, che abbiamo ancora qualcosa da offrire.
Nel viaggio della vita, ci sono momenti in cui trattenere tutto dentro pu� consumarci lentamente. Ges� ci insegna a non avere paura del grido, purch� sia sincero, umile, orientato al Padre. Un grido non � mai inutile, se nasce dall�amore. E non � mai ignorato, se � consegnato a Dio. � una via per non cedere al cinismo, per continuare a credere che un altro mondo � possibile.
Cari fratelli e sorelle, impariamo anche questo dal Signore Ges�: impariamo il grido della speranza quando giunge l�ora della prova estrema. Non per ferire, ma per affidarci. Non per urlare contro qualcuno, ma per aprire il cuore. Se il nostro grido sar� vero, potr� essere la soglia di una nuova luce, di una nuova nascita. Come per Ges�: quando tutto sembrava finito, in realt� la salvezza stava per iniziare. Se manifestata con la fiducia e la libert� dei figli di Dio, la voce sofferta della nostra umanit�, unita alla voce di Cristo, pu� diventare sorgente di speranza per noi e per chi ci sta accanto.
Catechesi del Santo Padre Leone XIV in occasione dell'Udienza Generale - 10/09/2025
Tutte le frasi tratte da "Udienza Generale"
Quando il cuore � pieno, grida. E questo non � sempre un segno di debolezza, pu� essere un atto profondo di umanit�.

- Papa Leone XIV -
Dio non abita pi� dietro un velo, il suo volto � ora pienamente visibile nel Crocifisso. � l�, in quell�uomo straziato, che si manifesta l�amore pi� grande

- Papa Leone XIV -
Ges� ci insegna a non avere paura del grido, purch� sia sincero, umile, orientato al Padre. Un grido non � mai inutile, se nasce dall�amore. E non � mai ignorato, se � consegnato a Dio.

- Papa Leone XIV -