Omelia di papa Leone XIV
Cari fratelli e sorelle!
Con questo saluto mi rivolgo in particolare a coloro che sono stati presentati adesso, che riceveranno l�ordinazione presbiterale, ai vostri familiari, ai preti di Roma, molti dei quali ricordano la loro Ordinazione in questa quarta domenica di Pasqua, a tutti voi presenti!
Questa � una domenica piena di vita! Anche se la morte ci circonda, la promessa di Ges� gi� si avvera: �Io sono venuto perch� abbiano la vita e l�abbiano in abbondanza� (Gv 10,10). Nella disponibilit� dei giovani che la Chiesa oggi chiede siano ordinati presbiteri riscontriamo tanta generosit� ed entusiasmo. Nel radunarci, cos� numerosi e diversi, attorno all�unico Maestro avvertiamo una forza che ci rigenera. � lo Spirito Santo, che lega persone e vocazioni nella libert�, cos� che nessuno viva pi� per s� stesso. La domenica � ogni domenica � ci chiama fuori dal �sepolcro� dell�isolamento, della chiusura, perch� ci incontriamo nel giardino della comunione, di cui il Risorto � custode.
Il servizio del prete, sul quale la chiamata di questi fratelli ci invita a riflettere, � un ministero di comunione. La �vita in abbondanza�, infatti, viene a noi nel personalissimo incontro con la persona del Figlio, ma ci apre subito gli occhi su un popolo di fratelli e sorelle che gi� sperimentano, o che ancora ricercano, il �potere di diventare figli di Dio� (Gv 1,12). Ecco un primo segreto nella vita del prete. Carissimi ordinandi, pi� profondo � il vostro legame con Cristo, pi� radicale � la vostra appartenenza alla comune umanit�. Non c�� contrapposizione, n� competizione, tra il cielo e la terra: in Ges� si saldano per sempre. Questo mistero vivo e dinamico impegna il cuore in un amore indissolubile: lo impegna e lo riempie. Certo, come l�amore degli sposi, cos� l�amore che ispira il celibato per il Regno di Dio va custodito e sempre rinnovato, perch� ogni vero affetto matura e diventa fecondo nel tempo. Siete chiamati a uno specifico, delicato, difficile modo di amare e, ancora di pi�, di lasciarvi amare, nella libert�. Un modo che potr� fare di voi, oltre che dei buoni preti, anche dei cittadini onesti, disponibili, costruttori di pace e di amicizia sociale.
A questo proposito, colpisce, nel Vangelo appena proclamato (Gv 10,1-10), il riferimento di Ges� a figure e a gesti di aggressione: fra lui e coloro che ama, infatti, irrompono estranei, ladri e briganti che scavalcano i limiti, non vengono, dice Ges�, �se non per rubare, uccidere e distruggere� (v. 10) e soprattutto hanno una voce diversa dalla sua, irriconoscibile (cfr v. 5). C�� un grande realismo nelle parole del Signore: conosce la crudelt� del mondo in cui cammina con noi. Con le sue parole evoca forme di aggressione fisica, ma soprattutto spirituale. Tuttavia, questo non lo distoglie dal donare la sua vita. La denuncia non diventa rinuncia, il pericolo non induce alla fuga. Ecco un secondo segreto per la vita del prete: la realt� non deve farci paura. A chiamarci � il Signore della vita. Il ministero che vi viene affidato, carissimi, comunichi la pace di chi, anche fra i pericoli, sa perch� � sicuro.
Oggi il bisogno di sicurezza rende aggressivi gli animi, chiude su s� stesse le comunit�, induce a cercare nemici e capri espiatori. C�� spesso paura attorno a noi e forse dentro di noi. La vostra sicurezza non risieda nel ruolo che avete, ma nella vita, morte e risurrezione di Ges�, nella storia di salvezza a cui partecipate col vostro popolo. � una salvezza che gi� opera in tanto bene compiuto silenziosamente, fra persone di buona volont�, nelle parrocchie e negli ambienti a cui vi farete prossimi, come compagni di viaggio. Ci� che annunciate e celebrate vi custodir� anche in situazioni e tempi difficili.
Le comunit� cui sarete inviati sono luoghi in cui il Risorto � gi� presente, dove molti lo hanno gi� seguito in modo esemplare. Riconoscerete le sue piaghe, distinguerete la sua voce, troverete chi ve lo indicher�. Sono comunit� che aiuteranno anche voi a diventare santi! E voi aiutatele a camminare unite dietro a Ges� buon Pastore, perch� siano luoghi � giardini � della vita che risorge e si comunica. Spesso ci� che manca alle persone � un luogo in cui sperimentare che insieme � meglio, che insieme � bello, che si pu� vivere insieme. Facilitare l�incontro, aiutare a convergere chi altrimenti non si frequenterebbe mai, avvicinare gli opposti � un tutt�uno col celebrare l�Eucaristia e la Riconciliazione. Radunare � sempre e di nuovo impiantare la Chiesa.
Significativa, nel Vangelo, � un�immagine con cui, a un certo punto, Ges� inizia a parlare di s�. Stava descrivendosi come il �pastore�, ma chi lo ascolta sembra non capire. Allora cambia metafora: �In verit�, in verit� io vi dico: io sono la porta delle pecore� (Gv 10,7). A Gerusalemme c�era una porta che si chiamava proprio cos�, �la porta delle pecore�, vicino alla piscina di Betzat�. Per essa entravano nel tempio pecore e agnelli, prima immersi nell�acqua e poi destinati ai sacrifici. � spontaneo pensare al Battesimo.
�Io sono la porta�, dice Ges�. Il Giubileo ci ha mostrato come questa immagine parli ancora al cuore di milioni di persone. Per secoli la porta � spesso un vero e proprio portale � ha invitato a varcare la soglia della Chiesa. In alcuni casi, il fonte battesimale era costruito all�esterno, come l�antica piscina probatica, sotto i cui portici �giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici� (Gv 5,3). Cari ordinandi, sentitevi parte di questa umanit� sofferente, che attende la vita in abbondanza. Nell�iniziare altri alla fede, ravviverete la vostra. Con gli altri battezzati varcherete ogni giorno la soglia del Mistero, quella soglia che ha il volto e il nome di Ges�. Non nascondete mai questa porta santa, non bloccatela, non siate di impedimento a chi vuole entrare. �Voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare l�avete impedito� (Lc 11,52): � il rimprovero amaro di Ges� a coloro che hanno nascosto la chiave di un passaggio che doveva essere aperto a tutti.
Oggi pi� che mai, specialmente dove i numeri sembrano delineare un distacco fra le persone e la Chiesa, tenete la porta aperta! Lasciate entrare e siate pronti a uscire. � un altro segreto per la vostra vita: voi siete un canale, non un filtro. Molti credono di sapere gi� cosa c�� oltre quella soglia. Portano con s� ricordi, magari di un passato lontano; spesso c�� qualcosa di vivo che non si � spento e che attrae; a volte, per�, c�� dell�altro, che ancora sanguina e respinge. Il Signore sa e attende. Siate riflesso della sua pazienza e della sua tenerezza. Voi siete di tutti e siete per tutti! Sia questo il profilo fondamentale della vostra missione: tenere libera la soglia e indicarla, senza bisogno di troppe parole.
D�altra parte, Ges� insiste e precisa: �Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sar� salvato; entrer� e uscir� e trover� pascolo� (Gv 10,9). Egli non soffoca la nostra libert�. Ci sono appartenenze che soffocano, compagnie in cui � facile entrare e quasi impossibile uscire. Non cos� la Chiesa del Signore, non cos� la compagnia dei suoi discepoli. Chi � salvato, dice Ges�, �entra, esce e trova pascolo�. Tutti cerchiamo riparo, riposo e cura: la porta della Chiesa � aperta. Non per estraniarci dalla vita: la vita non si esaurisce in parrocchia, nell�associazione, nel movimento, nel gruppo. Chi � salvato �esce e trova pascolo�.
Carissimi, uscite e trovate la cultura, la gente, la vita! Meravigliatevi per ci� che Dio fa crescere senza che noi l�abbiamo seminato. Coloro per cui sarete preti � fedeli laici e famiglie, giovani e anziani, bambini e malati � abitano pascoli che dovete conoscere. A volte vi sembrer� di non averne le mappe. Le possiede per� il buon Pastore, di cui ascoltare la voce, cos� familiare. Quante persone oggi si sentono perse! A molti pare di non potere pi� orientarsi. Non c�� allora testimonianza pi� preziosa di quella che confida: �Su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce. Rinfranca l�anima mia. Mi guida per il giusto cammino a motivo del suo nome� (Sal 23,2-3). Il suo nome � Ges�: �Dio salva�! Di questo siete testimoni. �S�, bont� e fedelt� mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita� (Sal 23,6). Fratelli, sorelle, cari giovani: cos� sia!
Omelia del Santo Padre Leone XIV alla Santa Messa con Ordinazioni Presbiterali - 26/04/2026
Tutte le frasi tratte da "Omelia di papa Leone XIV"
Il Signore sa e attende. Siate riflesso della sua pazienza e della sua tenerezza. Voi siete di tutti e siete per tutti!

- Papa Leone XIV -
Spesso ci� che manca alle persone � un luogo in cui sperimentare che insieme � meglio, che insieme � bello, che si pu� vivere insieme.

- Papa Leone XIV -
Tutti cerchiamo riparo, riposo e cura: la porta della Chiesa � aperta. Non per estraniarci dalla vita: la vita non si esaurisce in parrocchia, nell�associazione, nel movimento, nel gruppo. Chi � salvato �esce e trova pascolo�.

- Papa Leone XIV -