Omelia di papa Leone XIV
Fratelli e sorelle,
condivido con voi la gioia di celebrare questa Eucaristia e desidero salutare tutti i presenti, la comunit� parrocchiale, i sacerdoti, il vescovo della Diocesi, Sua Eminenza, le autorit� civili e militari.
Il Vangelo di questa domenica, che abbiamo ascoltato, � una delle pi� belle e suggestive parabole tra quelle raccontate da Ges�. Conosciamo tutti la parabola del buon samaritano (Lc 10,25-37).
Questo racconto continua a sfidarci anche oggi, interpella la nostra vita, scuote la tranquillit� delle nostre coscienze addormentate o distratte, e ci provoca contro il rischio di una fede accomodante, sistemata nell�osservanza esteriore della legge ma incapace di sentire e di agire con le stesse viscere compassionevoli di Dio.
La compassione, infatti, � al centro della parabola. E se � vero che nel racconto evangelico essa viene descritta dalle azioni del samaritano, la prima cosa che il brano sottolinea � lo sguardo. Infatti, davanti a un uomo ferito che si trova sul ciglio della strada dopo essere incappato nei briganti, del sacerdote e del levita si dice: �lo vide e pass� oltre� (v. 32); del samaritano, invece, il Vangelo dice: �lo vide e ne ebbe compassione� (v. 33).
Cari fratelli e sorelle, lo sguardo fa la differenza, perch� esprime ci� che abbiamo nel cuore: si pu� vedere e passare oltre oppure vedere e sentire compassione. C�� un vedere esteriore, distratto e frettoloso, un guardare facendo finta di non vedere, cio� senza lasciarci toccare e senza farci interpellare dalla situazione; e c�� un vedere, invece, con gli occhi del cuore, con uno sguardo pi� profondo, con un�empatia che ci fa entrare nella situazione dell�altro, ci fa partecipare interiormente, ci tocca, ci scuote, interroga la nostra vita e la nostra responsabilit�.
Il primo sguardo di cui la parabola vuole parlarci � quello che Dio ha avuto verso di noi, perch� anche noi impariamo ad avere i suoi stessi occhi, colmi di amore e compassione, gli uni verso gli altri. Il buon samaritano, infatti, � anzitutto immagine di Ges�, il Figlio eterno che il Padre ha inviato nella storia proprio perch� ha guardato all�umanit� senza passare oltre, con occhi, con cuore, con viscere di commozione e compassione. Come il tale del Vangelo che scendeva da Gerusalemme a Gerico, l�umanit� discendeva negli abissi della morte e, ancora oggi, spesso deve fare i conti con l�oscurit� del male, con la sofferenza, con la povert�, con l�assurdit� della morte; Dio, per�, ci ha guardati con compassione, ha voluto fare Lui stesso la nostra strada, � disceso in mezzo a noi e, in Ges�, buon samaritano, � venuto a guarire le nostre ferite, versando su di noi l�olio del suo amore e della sua misericordia.
Papa Francesco tante volte ci ha ricordato che Dio � misericordia e compassione, e ha affermato che Ges� �� la compassione del Padre verso di noi� (Angelus 14 luglio 2019). Egli � il buon Samaritano che ci � venuto incontro; Egli, dice Sant�Agostino, �volle chiamarsi nostro prossimo. Difatti il Signore Ges� Cristo fa comprendere che � stato Lui stesso ad aiutare quel mezzomorto che giaceva lungo la via maltrattato e abbandonato dai briganti (La Dottrina cristiana, I, 30.33).
Comprendiamo, allora, perch� la parabola sfida anche ciascuno di noi: poich� Cristo � manifestazione di un Dio compassionevole, credere in Lui e seguirlo come suoi discepoli significa lasciarsi trasformare perch� anche noi possiamo avere i suoi stessi sentimenti: un cuore che si commuove, uno sguardo che vede e non passa oltre, due mani che soccorrono e leniscono ferite, le spalle forti che si prendono il carico di chi � nel bisogno.
La prima lettura di oggi, facendoci ascoltare le parole di Mos�, ci dice che obbedire ai comandi del Signore e convertirsi a Lui non significa moltiplicare atti esteriori, ma, anzi, si tratta di ritornare al proprio cuore, per scoprire che proprio l� Dio ha scritto la legge dell�amore. Se nell�intimo della nostra vita scopriamo che Cristo, come buon samaritano, ci ama e si prende cura di noi, anche noi siamo sospinti ad amare allo stesso modo e diventeremo compassionevoli come Lui. Guariti e amati da Cristo, diventiamo anche noi segni del suo amore e della sua compassione nel mondo.
Fratelli e sorelle, oggi c�� bisogno di questa rivoluzione dell�amore. Oggi, quella strada che da Gerusalemme discende verso Gerico, una citt� che si trova sotto il livello del mare, � la strada percorsa da tutti coloro che sprofondano nel male, nella sofferenza e nella povert�; � la strada di tante persone appesantite dalle difficolt� o ferite dalle circostanze della vita; � la strada di tutti coloro che �scendono in basso� fino a perdersi e toccare il fondo; ed � la strada di tanti popoli spogliati, derubati e saccheggiati, vittime di sistemi politici oppressivi, di un�economia che li costringe alla povert�, della guerra che uccide i loro sogni e le loro vite.
E che cosa facciamo noi? Vediamo e passiamo oltre, oppure ci lasciamo trafiggere il cuore come il samaritano? A volte ci accontentiamo soltanto di fare il nostro dovere o consideriamo nostro prossimo solo chi � della nostra cerchia, chi la pensa come noi, chi ha la stessa nazionalit� o religione; ma Ges� capovolge la prospettiva presentandoci un samaritano, uno straniero ed eretico che si fa prossimo di quell�uomo ferito. E ci chiede di fare lo stesso.
Il samaritano � scriveva Benedetto XVI � �non chiede fin dove arrivino i suoi doveri di solidariet� e nemmeno quali siano i meriti necessari per la vita eterna. Accade qualcos�altro: gli si spezza il cuore [�]. Se la domanda fosse stata: �� anche il samaritano mio prossimo?�, allora nella situazione data la risposta sarebbe stata un �no� piuttosto netto. Ma ecco, Ges� capovolge la questione: il samaritano, il forestiero, si fa egli stesso prossimo e mi mostra che io, a partire dal mio intimo, devo imparare l�essere-prossimo e che porto gi� dentro di me la risposta. Devo diventare una persona che ama, una persona il cui cuore � aperto per lasciarsi turbare di fronte al bisogno dell�altro�. (Ges� di Nazareth, 234).
Vedere senza passare oltre, fermare le nostre corse indaffarate, lasciare che la vita dell�altro, chiunque egli sia, con i suoi bisogni e le sofferenze, mi spezzino il cuore. Questo ci rende prossimi gli uni degli altri, genera una vera fraternit�, fa cadere muri e steccati. E finalmente l�amore si fa spazio, diventando pi� forte del male e della morte.
Carissimi, guardiamo a Cristo buon Samaritano e ascoltiamo ancora oggi la Sua voce che dice a ciascuno di noi: �Va� e anche tu fa� cos�. (v. 37).
Santa Messa presso la Parrocchia Pontificia di San Tommaso da Villanova in Castel Gandolfo - 13/07/2025
Tutte le frasi tratte da "Omelia di papa Leone XIV"
Vedere senza passare oltre, fermare le nostre corse indaffarate, lasciare che la vita dell�altro, chiunque egli sia, con i suoi bisogni e le sofferenze, mi spezzino il cuore.

- Papa Leone XIV -
Il buon samaritano � anzitutto immagine di Ges�, il Figlio eterno che il Padre ha inviato nella storia proprio perch� ha guardato all�umanit� senza passare oltre, con occhi, con cuore, con viscere di commozione e compassione.

- Papa Leone XIV -
Guariti e amati da Cristo, diventiamo anche noi segni del suo amore e della sua compassione nel mondo.

- Papa Leone XIV -