Udienza Generale
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Proseguiamo nel nostro incontro con alcuni cristiani testimoni, ricchi di zelo nell�annuncio del Vangelo. Lo zelo apostolico, lo zelo per l�annuncio: noi stiamo passando in rassegna alcuni cristiani che sono stati esempio di questo zelo apostolico. Oggi vorrei parlarvi di un uomo che ha fatto di Ges� e dei fratelli pi� poveri la passione della sua vita. Mi riferisco a san Charles de Foucauld il quale, �a partire dalla sua intensa esperienza di Dio, ha compiuto un cammino di trasformazione fino a sentirsi fratello di tutti� (Lett. enc. Fratelli tutti, 286).
E qual � stato il �segreto� di Charles de Foucauld, della sua vita? Egli, dopo aver vissuto una giovent� lontana da Dio, senza credere in nulla se non alla ricerca disordinata del piacere, lo confida a un amico non credente, a cui, dopo essersi convertito accogliendo la grazia del perdono di Dio nella Confessione, rivela la ragione del suo vivere. Scrive: �Ho perso il mio cuore per Ges� di Nazareth�[1]. Fratel Carlo ci ricorda cos� che il primo passo per evangelizzare � aver Ges� dentro il cuore, � �perdere la testa� per Lui. Se ci� non avviene, difficilmente riusciamo a mostrarlo con la vita. Rischiamo invece di parlare di noi stessi, del nostro gruppo di appartenenza, di una morale o, peggio ancora, di un insieme di regole, ma non di Ges�, del suo amore, della sua misericordia. Questo io lo vedo in qualche movimento nuovo che sta sorgendo: parlano della loro visione dell�umanit�, parlano della loro spiritualit� e loro si sentono una strada nuova� Ma perch� non parlate di Ges�? Parlano di tante cose, di organizzazione, di cammini spirituali, ma non sanno parlare di Ges�. Credo che oggi sarebbe bello che ognuno di noi si domandi: Io, ho Ges� al centro del cuore? Ho perso un po� la testa per Ges�? Charles s�, al punto che passa dall�attrazione per Ges� all�imitazione di Ges�. Consigliato dal suo confessore, va in Terra santa per visitare i luoghi in cui il Signore ha vissuto e per camminare dove il Maestro ha camminato. In particolare � a Nazaret che comprende di doversi formare alla scuola di Cristo. Vive un rapporto intenso con il Signore, passa lunghe ore a leggere i Vangeli e si sente suo piccolo fratello. E conoscendo Ges�, nasce in lui il desiderio di farlo conoscere. Sempre succede cos�: quando ognuno di noi conosce di pi� Ges�, nasce il desiderio di farlo conoscere, di condividere questo tesoro. Nel commentare il racconto della visita della Madonna a Sant�Elisabetta, Gli fa dire: �Mi sono donato al mondo� portatemi al mondo�. S�, ma come fare? Come Maria nel mistero della Visitazione: �in silenzio, con l�esempio, con la vita�[2]. Con la vita, perch� �tutta la nostra esistenza � scrive fratel Carlo � deve gridare il Vangelo�[3]. E tante volte la nostra esistenza grida mondanit�, grida tante cose stupide, cose strane e lui dice: �No, tutta la nostra esistenza deve gridare il Vangelo�.
Egli allora decide di stabilirsi in regioni lontane per gridare il Vangelo nel silenzio, vivendo nello spirito di Nazaret, in povert� e nascondimento. Va nel deserto del Sahara, tra i non cristiani, e l� giunge come amico e fratello, portando la mitezza di Ges�-Eucarestia. Charles lascia che sia Ges� ad agire silenziosamente, convinto che la �vita eucaristica� evangelizzi. Crede infatti che Cristo � il primo evangelizzatore. Cos� sta in preghiera ai piedi di Ges�, davanti al tabernacolo, per una decina di ore al giorno, certo che la forza evangelizzatrice sta l� e sentendo che � Ges� a portarlo vicino a tanti fratelli lontani. E noi, mi chiedo, crediamo nella forza dell�Eucarestia? Il nostro andare verso gli altri, il nostro servizio, trova l�, nell�adorazione, il suo inizio e il suo compimento? Sono convinto che noi abbiamo perso il senso dell�adorazione; dobbiamo riprenderlo, incominciando da noi consacrati, i vescovi, i sacerdoti, le suore e tutti i consacrati. �Perdere� tempo davanti al tabernacolo, riprendere il senso dell�adorazione.
Charles de Foucauld scrisse: �Ogni cristiano � apostolo�[4]; e ricorda a un amico che �vicino ai preti ci vogliono dei laici che vedono quello che il prete non vede, che evangelizzano con una vicinanza di carit�, con una bont� per tutti, con un affetto sempre pronto a donarsi�[5]. I laici santi, non arrampicatori. E quei laici, quel laico, quella laica che sono innamorati di Ges� fanno capire al prete che lui non � un funzionario, che lui � un mediatore, un sacerdote. Quanto bisogno abbiamo noi sacerdoti di avere accanto a noi questi laici che credono sul serio e con la loro testimonianza ci insegnano la strada. Charles de Foucauld con questa esperienza anticipa i tempi del Concilio Vaticano II, intuisce l�importanza dei laici e comprende che l�annuncio del Vangelo spetta all�intero popolo di Dio. Ma come possiamo accrescere questa partecipazione? Come ha fatto Charles de Foucauld: mettendoci in ginocchio e accogliendo l�azione dello Spirito, che sempre suscita modi nuovi per coinvolgere, incontrare, ascoltare e dialogare, sempre nella collaborazione e nella fiducia, sempre in comunione con la Chiesa e con i pastori.
San Charles de Foucauld, figura che � profezia per il nostro tempo, ha testimoniato la bellezza di comunicare il Vangelo attraverso l�apostolato della mitezza: lui, che si sentiva �fratello universale� e accoglieva tutti, ci mostra la forza evangelizzatrice della mitezza, della tenerezza. Non dimentichiamo che lo stile di Dio sta in tre parole: vicinanza, compassione e tenerezza. Dio � sempre vicino, sempre � compassionevole, sempre � tenero. E la testimonianza cristiana deve andare per questa strada: di vicinanza, di compassione, di tenerezza. E lui era cos�, mite e tenero. Desiderava che chiunque lo incontrasse vedesse, attraverso la sua bont�, la bont� di Ges�. Diceva di essere, infatti, �servitore di uno che � molto pi� buono di me�[6]. Vivere la bont� di Ges� lo portava a stringere legami fraterni e di amicizia con i poveri, con i Tuareg, con i pi� lontani dalla sua mentalit�. Pian piano questi legami generavano fraternit�, inclusione, valorizzazione della cultura dell�altro. La bont� � semplice e chiede di essere persone semplici, che non hanno paura di donare un sorriso. E con il sorriso, con la sua semplicit� Fratel Carlo faceva testimonianza del Vangelo. Mai proselitismo, mai: testimonianza. L�evangelizzazione non si fa per proselitismo, ma per testimonianza, per attrazione. Chiediamoci allora infine se portiamo in noi e agli altri la gioia cristiana, la mitezza cristiana, la tenerezza cristiana, la compassione cristiana, la vicinanza cristiana. Grazie.
Catechesi del Santo Padre in occasione dell'Udienza Generale - 18/10/2023
Tutte le frasi tratte da "Udienza Generale"
L�evangelizzazione non si fa per proselitismo, ma per testimonianza, per attrazione. Chiediamoci allora infine se portiamo in noi e agli altri la gioia cristiana, la mitezza cristiana, la tenerezza cristiana, la compassione cristiana, la vicinanza cristiana.

- Papa Francesco -
E noi, mi chiedo, crediamo nella forza dell�Eucarestia? Il nostro andare verso gli altri, il nostro servizio, trova l�, nell�adorazione, il suo inizio e il suo compimento?

- Papa Francesco -
E quei laici [...] che sono innamorati di Ges� fanno capire al prete che lui non � un funzionario, che lui � un mediatore, un sacerdote. Quanto bisogno abbiamo noi sacerdoti di avere accanto a noi questi laici che credono sul serio e con la loro testimonianza ci insegnano la strada.

- Papa Francesco -