Citazione spirituale

Udienza Generale

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Gi� da alcune settimane l�Apostolo Paolo ci sta aiutando a comprendere meglio in che cosa consiste la speranza cristiana. E abbiamo detto che non era un ottimismo, era un�altra cosa. E l�apostolo ci aiuta a capire questo. Oggi lo fa accostandola a due atteggiamenti quanto mai importanti per la nostra vita e la nostra esperienza di fede: la �perseveranza� e la �consolazione� (vv. 4.5). Nel passo della Lettera ai Romani che abbiamo appena ascoltato vengono citate due volte: prima in riferimento alle Scritture e poi a Dio stesso. Qual � il loro significato pi� profondo, pi� vero? E in che modo fanno luce sulla realt� della speranza? Questi due atteggiamenti: la perseveranza e la consolazione.

La perseveranza potremmo definirla pure come pazienza: � la capacit� di sopportare, portare sopra le spalle, �sop-portare�, di rimanere fedeli, anche quando il peso sembra diventare troppo grande, insostenibile, e saremmo tentati di giudicare negativamente e di abbandonare tutto e tutti. La consolazione, invece, � la grazia di saper cogliere e mostrare in ogni situazione, anche in quelle maggiormente segnate dalla delusione e dalla sofferenza, la presenza e l�azione compassionevole di Dio. Ora, san Paolo ci ricorda che la perseveranza e la consolazione ci vengono trasmesse in modo particolare dalle Scritture (v. 4), cio� dalla Bibbia. Infatti la Parola di Dio, in primo luogo, ci porta a volgere lo sguardo a Ges�, a conoscerlo meglio e a conformarci a Lui, ad assomigliare sempre di pi� a Lui. In secondo luogo, la Parola ci rivela che il Signore � davvero �il Dio della perseveranza e della consolazione� (v. 5), che rimane sempre fedele al suo amore per noi, cio� che � perseverante nell�amore con noi, non si stanca di amarci! E� perseverante: sempre ci ama! E si prende cura di noi, ricoprendo le nostre ferite con la carezza della sua bont� e della sua misericordia, cio� ci consola. Non si stanca neanche di consolarci.

In tale prospettiva, si comprende anche l�affermazione iniziale dell�Apostolo: �Noi, che siamo i forti, abbiamo il dovere di portare le infermit� dei deboli, senza compiacere noi stessi� (v. 1). Questa espressione �noi che siamo i forti� potrebbe sembrare presuntuosa, ma nella logica del Vangelo sappiamo che non � cos�, anzi, � proprio il contrario perch� la nostra forza non viene da noi, ma dal Signore. Chi sperimenta nella propria vita l�amore fedele di Dio e la sua consolazione � in grado, anzi, in dovere di stare vicino ai fratelli pi� deboli e farsi carico delle loro fragilit�. Se noi stiamo vicini al Signore, avremo quella fortezza per essere vicini ai pi� deboli, ai pi� bisognosi e consolarli e dare forza a loro. Questo � ci� che significa. Questo noi possiamo farlo senza autocompiacimento, ma sentendosi semplicemente come un �canale� che trasmette i doni del Signore; e cos� diventa concretamente un �seminatore� di speranza. E� questo che il Signore ci chiede, con quella fortezza e quella capacit� di consolare e essere seminatori di speranza. E oggi serve seminare speranza, ma non � facile �

Il frutto di questo stile di vita non � una comunit� in cui alcuni sono di �serie A�, cio� i forti, e altri di �serie B�, cio� i deboli. Il frutto invece �, come dice Paolo, �avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti, sull�esempio di Cristo Ges�� (v. 5). La Parola di Dio alimenta una speranza che si traduce concretamente in condivisione, in servizio reciproco. Perch� anche chi � �forte� si trova prima o poi a sperimentare la fragilit� e ad avere bisogno del conforto degli altri; e viceversa nella debolezza si pu� sempre offrire un sorriso o una mano al fratello in difficolt�. Ed � una comunit� cos� che �con un solo animo e una voce sola rende gloria a Dio� (cfr v. 6). Ma tutto questo � possibile se si mette al centro Cristo, e la sua Parola, perch� Lui � il �forte�, Lui � quello che ci d� la fortezza, che ci d� la pazienza, che ci d� la speranza, che ci d� la consolazione. Lui � il �fratello forte� che si prende cura di ognuno di noi: tutti infatti abbiamo bisogno di essere caricati sulle spalle dal Buon Pastore e di sentirci avvolti dal suo sguardo tenero e premuroso.

Cari amici, non ringrazieremo mai abbastanza Dio per il dono della sua Parola, che si rende presente nelle Scritture. � l� che il Padre del Signore nostro Ges� Cristo si rivela come �Dio della perseveranza e della consolazione�. Ed � l� che diventiamo consapevoli di come la nostra speranza non si fondi sulle nostre capacit� e sulle nostre forze, ma sul sostegno di Dio e sulla fedelt� del suo amore, cio� sulla forza e la consolazione di Dio. Grazie.

Catechesi del Santo Padre in occasione dell'Udienza Generale - 22/03/2017


Tutte le frasi tratte da "Udienza Generale"


Chi sperimenta nella propria vita l�amore fedele di Dio e la sua consolazione � in grado, anzi, in dovere di stare vicino ai fratelli pi� deboli e farsi carico delle loro fragilit�. Se noi stiamo vicini al Signore, avremo quella fortezza per essere vicini ai pi� deboli, ai pi� bisognosi e consolarli e dare forza a loro.

- Papa Francesco -



La consolazione � la grazia di saper cogliere e mostrare in ogni situazione, anche in quelle maggiormente segnate dalla delusione e dalla sofferenza, la presenza e l�azione compassionevole di Dio.

- Papa Francesco -



La perseveranza potremmo definirla pure come pazienza: � la capacit� di sopportare, portare sopra le spalle, �sop-portare�, di rimanere fedeli, anche quando il peso sembra diventare troppo grande, insostenibile, e saremmo tentati di giudicare negativamente e di abbandonare tutto e tutti.

- Papa Francesco -