Citazione spirituale

Udienza al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede per la presentazione degli auguri per il nuovo anno

Eccellenze, Signore e Signori,

Vi porgo un cordiale benvenuto a questo appuntamento annuale, che mi offre l�opportunit� di presentarVi gli auguri per il nuovo anno, consentendomi di riflettere insieme con Voi sulla situazione di questo nostro mondo, benedetto e amato da Dio, eppure travagliato e afflitto da tanti mali. Ringrazio il nuovo Decano del Corpo Diplomatico, Sua Eccellenza il Signor Armindo Fernandes do Esp�rito Santo Vieira, Ambasciatore di Angola, per le amabili parole che mi ha indirizzato a nome dell�intero Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, mentre desidero ricordare in modo speciale � a quasi un mese dalla scomparsa � i compianti Ambasciatori di Cuba, Rodney Alejandro L�pez Clemente, e della Liberia, Rudolf P. von Ballmoos.

L�occasione mi � gradita anche per rivolgere un particolare pensiero a quanti partecipano per la prima volta a questo incontro, rilevando con soddisfazione che, nel corso dell�ultimo anno, il numero di Ambasciatori residenti a Roma si � ulteriormente accresciuto. Si tratta di un significativo segno dell�attenzione con la quale la Comunit� internazionale segue l�attivit� diplomatica della Santa Sede. Ne sono una ulteriore prova gli Accordi internazionali sottoscritti o ratificati nel corso dell�anno appena concluso. In particolare, desidero qui citare le intese specifiche in materia fiscale firmate con l�Italia e gli Stati Uniti d�America, che testimoniano l�accresciuto impegno della Santa Sede in favore di una pi� ampia trasparenza nelle questioni economiche. Non meno importanti sono gli accordi di carattere generale, volti a regolare aspetti essenziali della vita e dell�attivit� della Chiesa nei vari Paesi, quale l�intesa siglata a D�li con la Repubblica Democratica di Timor-Leste.

Parimenti, desidero richiamare lo scambio degli Strumenti di Ratifica dell�Accordo con il Ciad sullo statuto giuridico della Chiesa cattolica nel Paese, come pure l�Accordo firmato e ratificato con la Palestina. Si tratta di due accordi che, unitamente al Memorandum d�Intesa tra la Segreteria di Stato e il Ministero degli Affari Esteri del Kuwait, dimostrano, tra l�altro, come la convivenza pacifica fra appartenenti a religioni diverse sia possibile, laddove la libert� religiosa � riconosciuta e l�effettiva possibilit� di collaborare all�edificazione del bene comune, nel reciproco rispetto dell�identit� culturale di ciascuno, � garantita.

D�altra parte, ogni esperienza religiosa autenticamente vissuta non pu� che promuovere la pace. Ce lo ricorda il Natale che abbiamo da poco celebrato e nel quale abbiamo contemplato la nascita di un bambino inerme, �chiamato: Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace� (cfr Is 9,5). Il mistero dell�Incarnazione ci mostra il vero volto di Dio, per il quale potenza non significa forza e distruzione, bens� amore; giustizia non significa vendetta, bens� misericordia. � in questa prospettiva che ho inteso indire il Giubileo straordinario della Misericordia, inaugurato eccezionalmente a Bangui nel corso del mio viaggio apostolico in Kenya, Uganda e Repubblica Centroafricana. In un Paese lungamente provato da fame, povert� e conflitti, dove la violenza fratricida degli ultimi anni ha lasciato ferite profonde negli animi, lacerando la comunit� nazionale e generando miseria materiale e morale, l�apertura della Porta Santa della Cattedrale di Bangui ha voluto essere un segno di incoraggiamento ad alzare lo sguardo, a riprendere il cammino e a ritrovare le ragioni del dialogo. Laddove il nome di Dio � stato abusato per commettere ingiustizia, ho voluto ribadire, insieme con la comunit� musulmana della Repubblica Centroafricana, che �chi dice di credere in Dio dev�essere anche un uomo o una donna di pace�1, e dunque di misericordia, giacch� non si pu� mai uccidere nel nome di Dio. Solo una forma ideologica e deviata di religione pu� pensare di rendere giustizia nel nome dell�Onnipotente, deliberatamente massacrando persone inermi, come � avvenuto nei sanguinari attentati terroristici dei mesi scorsi in Africa, Europa e Medio Oriente.

La misericordia � stato come il �filo conduttore� che ha guidato i miei viaggi apostolici gi� nel corso dell�anno passato. Mi riferisco anzitutto alla visita a Sarajevo, citt� profondamente ferita dalla guerra nei Balcani e capitale di un Paese, la Bosnia ed Erzegovina, che riveste uno speciale significato per l�Europa e per il mondo intero. Quale crocevia di culture, nazioni e religioni si sta sforzando, con esiti positivi, di costruire sempre nuovi ponti, di valorizzare ci� che unisce e di guardare alle differenze come opportunit� di crescita nel rispetto di tutti. Ci� � possibile mediante un dialogo paziente e fiducioso, che sa far propri i valori della cultura di ciascuno e accogliere il bene proveniente dalle esperienze altrui2.

Il mio pensiero va poi al viaggio in Bolivia, Ecuador e Paraguay, dove ho incontrato popoli che non si arrendono dinanzi alle difficolt� e affrontano con coraggio, determinazione e spirito di fraternit� le numerose sfide che li affliggono, a partire dalla diffusa povert� e dalle disuguaglianze sociali. Nel corso del viaggio a Cuba e negli Stati Uniti d�America ho potuto abbracciare due Paesi che sono stati lungamente divisi e che hanno deciso di scrivere una nuova pagina della storia, intraprendendo un cammino di ravvicinamento e di riconciliazione.

A Filadelfia, in occasione dell�Incontro Mondiale delle Famiglie, come pure nel corso del viaggio in Sri Lanka e nelle Filippine e con il recente Sinodo dei Vescovi, ho richiamato l�importanza della famiglia, che � la prima � pi� importante scuola di misericordia, nella quale si impara a scoprire il volto amorevole di Dio e dove la nostra umanit� cresce e si sviluppa. Purtroppo, conosciamo le numerose sfide che la famiglia deve affrontare in questo tempo, in cui � �minacciata dai crescenti tentativi da parte di alcuni per ridefinire la stessa istituzione del matrimonio mediante il relativismo, la cultura dell�effimero, una mancanza di apertura alla vita�3. C�� oggi una diffusa paura dinanzi alla definitivit� che la famiglia esige e ne fanno le spese soprattutto i pi� giovani, spesso fragili e disorientati, e gli anziani che finiscono per essere dimenticati e abbandonati. Al contrario, �dalla fraternit� vissuta in famiglia, nasce (�) la solidariet� nella societ�4, che ci porta ad essere responsabili l�uno dell�altro. Ci� � possibile solo se nelle nostre case, cos� come nelle nostre societ�, non lasciamo sedimentare le fatiche e i risentimenti, ma diamo posto al dialogo, che � il migliore antidoto all�individualismo cos� ampiamente diffuso nella cultura del nostro tempo.

Cari Ambasciatori,

Uno spirito individualista � terreno fertile per il maturare di quel senso di indifferenza verso il prossimo, che porta a trattarlo come mero oggetto di compravendita, che spinge a disinteressarsi dell�umanit� degli altri e finisce per rendere le persone pavide e ciniche. Non sono forse questi i sentimenti che spesso abbiamo di fronte ai poveri, agli emarginati, agli ultimi della societ�? E quanti ultimi abbiamo nelle nostre societ�! Tra questi, penso soprattutto ai migranti, con il loro carico di difficolt� e sofferenze, che affrontano ogni giorno nella ricerca, talvolta disperata, di un luogo ove vivere in pace e con dignit�.

Vorrei perci� quest�oggi soffermarmi a riflettere con Voi sulla grave emergenza migratoria che stiamo affrontando, per discernerne le cause, prospettare delle soluzioni, vincere l�inevitabile paura che accompagna un fenomeno cos� massiccio e imponente, che nel corso del 2015 ha riguardato soprattutto l�Europa, ma anche diverse regioni dell�Asia e il nord e il centro America.

�Non aver paura e non spaventarti, perch� il Signore, tuo Dio, � con te, dovunque tu vada� (Gs 1,9). � la promessa che Dio fa a Giosu� e che mostra quanto il Signore accompagni ogni persona, soprattutto chi � in una situazione di fragilit� come quella di chi cerca rifugio in un paese straniero. Invero, tutta la Bibbia ci narra la storia di un�umanit� in cammino, perch� l�essere in movimento � connaturale all�uomo. La sua storia � fatta di tante migrazioni, talvolta maturate come consapevolezza del diritto ad una libera scelta, sovente dettate da circostanze esteriori. Dall�esilio dal paradiso terrestre fino ad Abramo in marcia verso la terra promessa; dal racconto dell�Esodo alla deportazione in Babilonia, la Sacra Scrittura narra fatiche e dolori, desideri e speranze, che sono simili a quelli delle centinaia di migliaia di persone in marcia ai nostri giorni, con la stessa determinazione di Mos� di raggiungere una terra nella quale scorra �latte e miele� (cfr Es 3,17), dove poter vivere liberi e in pace.

E cos�, oggi come allora, udiamo il grido di Rachele che piange i suoi figli perch� non sono pi� (cfr Ger 31,15; Mt 2,18). � la voce delle migliaia di persone che piangono in fuga da guerre orribili, da persecuzioni e violazioni dei diritti umani, o da instabilit� politica o sociale, che rendono spesso impossibile la vita in patria. � il grido di quanti sono costretti a fuggire per evitare le barbarie indicibili praticate verso persone indifese, come i bambini e i disabili, o il martirio per la sola appartenenza religiosa.

Come allora, udiamo la voce di Giacobbe che dice ai suoi figli �Andate laggi� e comprate [il grano] per noi, perch� possiamo conservarci in vita e non morire� (Gen 42,2). � la voce di quanti fuggono dalla miseria estrema, per l�impossibilit� di sfamare la famiglia o di accedere alle cure mediche e all�istruzione, dal degrado senza prospettive di alcun progresso, o anche a causa dei cambiamenti climatici e di condizioni climatiche estreme. Purtroppo, � noto come la fame sia ancora una delle piaghe pi� gravi del nostro mondo, con milioni di bambini che ogni anno muoiono a causa di essa. Duole, tuttavia, constatare che spesso questi migranti non rientrano nei sistemi internazionali di protezione in base agli accordi internazionali.

Come non vedere in tutto ci� il frutto di quella �cultura dello scarto� che mette in pericolo la persona umana, sacrificando uomini e donne agli idoli del profitto e del consumo? � grave assuefarci a queste situazioni di povert� e di bisogno, ai drammi di tante persone e farle diventare �normalit��. Le persone non sono pi� sentite come un valore primario da rispettare e tutelare, specie se povere o disabili, se �non servono ancora� � come i nascituri �, o �non servono pi�� � come gli anziani. Siamo diventati insensibili ad ogni forma di spreco, a partire da quello alimentare, che � tra i pi� deprecabili, quando ci sono molte persone e famiglie che soffrono fame e malnutrizione5.

La Santa Sede auspica che il Primo Vertice Umanitario Mondiale, convocato nel maggio prossimo dalle Nazioni Unite, possa riuscire, nel triste quadro odierno di conflitti e disastri, nel suo intento di mettere la persona umana e la sua dignit� al cuore di ogni risposta umanitaria. Occorre un impegno comune che rovesci decisamente la cultura dello scarto e dell�offesa della vita umana, affinch� nessuno si senta trascurato o dimenticato e altre vite non vengano sacrificate per la mancanza di risorse e, soprattutto, di volont� politica.

Purtroppo, oggi come allora, sentiamo la voce di Giuda che suggerisce di vendere il proprio fratello (cfr Gen 37,26-27). � l�arroganza dei potenti che strumentalizzano i deboli, riducendoli ad oggetti per fini egoistici o per calcoli strategici e politici. Laddove � impossibile una migrazione regolare, i migranti sono spesso costretti a scegliere di rivolgersi a chi pratica la tratta o il contrabbando di esseri umani, pur essendo in gran parte coscienti del pericolo di perdere durante il viaggio i beni, la dignit� e perfino la vita. In questa prospettiva, rinnovo ancora l�appello a fermare il traffico di persone, che mercifica gli esseri umani, specialmente i pi� deboli e indifesi. E rimarranno sempre indelebilmente impresse nelle nostre menti e nei nostri cuori le immagini dei bambini morti in mare, vittime della spregiudicatezza degli uomini e dell�inclemenza della natura. Chi poi sopravvive e approda ad un Paese che lo accoglie porta indelebilmente le cicatrici profonde di queste esperienze, oltre a quelle legate agli orrori che sempre accompagnano guerre e violenze.

Come allora, anche oggi si ode l�Angelo ripetere: �Alzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta l� finch� non ti avvertir� (Mt 2,13). � la voce che sentono i molti migranti che non lascerebbero mai il proprio Paese se non vi fossero costretti. Tra questi vi sono numerosi cristiani che sempre pi� massicciamente hanno abbandonato nel corso degli ultimi anni le proprie terre, che pure hanno abitato fin dalle origini del cristianesimo.

Infine, anche oggi ascoltiamo la voce del salmista che ripete: �Sui fiumi di Babilonia, l� sedevamo piangendo al ricordo di Sion� (Sal 136 [137],1). � il pianto di quanti farebbero volentieri ritorno nei propri Paesi, se vi trovassero idonee condizioni di sicurezza e di sussistenza. Anche qui il mio pensiero va ai cristiani del Medio Oriente desiderosi di contribuire, come cittadini a pieno titolo, al benessere spirituale e materiale delle rispettive Nazioni.

Gran parte delle cause delle migrazioni si potevano affrontare gi� da tempo. Si sarebbero cos� potute prevenire tante sciagure o, almeno, mitigarne le conseguenze pi� crudeli. Anche oggi, e prima che sia troppo tardi, molto si potrebbe fare per fermare le tragedie e costruire la pace. Ci� significherebbe per� rimettere in discussione abitudini e prassi consolidate, a partire dalle problematiche connesse al commercio degli armamenti, al problema dell�approvvigionamento di materie prime e di energia, agli investimenti, alle politiche finanziarie e di sostegno allo sviluppo, fino alla grave piaga della corruzione. Siamo consapevoli poi che, sul tema della migrazione, occorra stabilire progetti a medio e lungo termine che vadano oltre la risposta di emergenza. Essi dovrebbero da un lato aiutare effettivamente l�integrazione dei migranti nei Paesi di accoglienza e, nel contempo, favorire lo sviluppo dei Paesi di provenienza con politiche solidali, che per� non sottomettano gli aiuti a strategie e pratiche ideologicamente estranee o contrarie alle culture dei popoli cui sono indirizzate.

Senza dimenticare altre situazioni drammatiche, tra le quali penso particolarmente alla frontiera fra Messico e Stati Uniti d�America, che lambir� recandomi a Ciudad Ju�rez il mese prossimo, vorrei dedicare un pensiero speciale all�Europa. Infatti, nel corso dell�ultimo anno essa � stata interessata da un imponente flusso di profughi � molti dei quali hanno trovato la morte nel tentativo di raggiungerla �, che non ha precedenti nella sua storia recente, nemmeno al termine della seconda guerra mondiale. Molti migranti provenienti dall�Asia e dall�Africa, vedono nell�Europa un punto di riferimento per principi come l�uguaglianza di fronte al diritto e valori inscritti nella natura stessa di ogni uomo, quali l�inviolabilit� della dignit� e dell�uguaglianza di ogni persona, l�amore al prossimo senza distinzione di origine e di appartenenza, la libert� di coscienza e la solidariet� verso i propri simili.

Tuttavia, i massicci sbarchi sulle coste del Vecchio Continente sembrano far vacillare il sistema di accoglienza, costruito faticosamente sulle ceneri del secondo conflitto mondiale e che costituisce ancora un faro di umanit� cui riferirsi. Di fronte all�imponenza dei flussi e agli inevitabili problemi connessi, sono sorti non pochi interrogativi sulle reali possibilit� di ricezione e di adattamento delle persone, sulla modifica della compagine culturale e sociale dei Paesi di accoglienza, come pure sul ridisegnarsi di alcuni equilibri geo-politici regionali. Altrettanto rilevanti sono i timori per la sicurezza, esasperati oltremodo della dilagante minaccia del terrorismo internazionale. L�attuale ondata migratoria sembra minare le basi di quello �spirito umanistico� che l�Europa da sempre ama e difende6. Tuttavia, non ci si pu� permettere di perdere i valori e i principi di umanit�, di rispetto per la dignit� di ogni persona, di sussidiariet� e di solidariet� reciproca, quantunque essi possano costituire, in alcuni momenti della storia, un fardello difficile da portare. Desidero, dunque, ribadire il mio convincimento che l�Europa, aiutata dal suo grande patrimonio culturale e religioso, abbia gli strumenti per difendere la centralit� della persona umana e per trovare il giusto equilibrio fra il duplice dovere morale di tutelare i diritti dei propri cittadini e quello di garantire l�assistenza e l�accoglienza dei migranti7.

In pari tempo, sento la necessit� di esprimere gratitudine per tutte le iniziative prese per favorire una dignitosa accoglienza delle persone, quali, fra gli altri, il Fondo Migranti e Rifugiati della Banca di Sviluppo del Consiglio d�Europa, nonch� per l�impegno di quei Paesi che hanno mostrato un generoso atteggiamento di condivisione. Mi riferisco anzitutto alle Nazioni vicine alla Siria, che hanno dato risposte immediate di assistenza e di accoglienza, soprattutto il Libano, dove i rifugiati costituiscono un quarto della popolazione complessiva, e la Giordania, che non ha chiuso le frontiere nonostante ospitasse gi� centinaia di migliaia di rifugiati. Parimenti non bisogna dimenticare gli sforzi di altri Paesi impegnati in prima linea, tra i quali specialmente la Turchia e la Grecia. Una particolare riconoscenza desidero esprimere all�Italia, il cui impegno deciso ha salvato molte vite nel Mediterraneo e che tuttora si fa carico sul suo territorio di un ingente numero di rifugiati. Auspico che il tradizionale senso di ospitalit� e solidariet� che contraddistingue il popolo italiano non venga affievolito dalle inevitabili difficolt� del momento, ma, alla luce della sua tradizione plurimillenaria, sia capace di accogliere ed integrare il contributo sociale, economico e culturale che i migranti possono offrire.

� importante che le Nazioni in prima linea nell�affrontare l�attuale emergenza non siano lasciate sole, ed � altrettanto indispensabile avviare un dialogo franco e rispettoso tra tutti i Paesi coinvolti nel problema � di provenienza, di transito o di accoglienza � affinch�, con una maggiore audacia creativa, si ricerchino soluzioni nuove e sostenibili. Non si possono, infatti, pensare nell�attuale congiuntura soluzioni perseguite in modo individualistico dai singoli Stati, poich� le conseguenze delle scelte di ciascuno ricadono inevitabilmente sull�intera Comunit� internazionale. � noto, infatti, che le migrazioni costituiranno un elemento fondante del futuro del mondo pi� di quanto non l�abbiano fatto finora e che le risposte potranno essere frutto solo di un lavoro comune, che sia rispettoso della dignit� umana e dei diritti delle persone. L�Agenda di Sviluppo adottata nel settembre scorso dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni, che affronta molti dei problemi che spingono alla migrazione, come pure altri documenti della Comunit� internazionale per gestire la questione migratoria, potranno trovare un�applicazione coerente alle aspettative se sapranno rimettere la persona al centro delle decisioni politiche a tutti i livelli, vedendo l�umanit� come una sola famiglia e gli uomini come fratelli, nel rispetto delle reciproche differenze e convinzioni di coscienza.

Nell�affrontare la questione migratoria non si potranno tralasciare, infatti, i risvolti culturali connessi, a partire da quelli legati all�appartenenza religiosa. L�estremismo e il fondamentalismo trovano un terreno fertile non solo in una strumentalizzazione della religione per fini di potere, ma anche nel vuoto di ideali e nella perdita d�identit� � anche religiosa �, che drammaticamente connota il cosiddetto Occidente. Da tale vuoto nasce la paura che spinge a vedere l�altro come un pericolo ed un nemico, a chiudersi in s� stessi, arroccandosi su posizioni preconcette. Il fenomeno migratorio pone, dunque, un serio interrogativo culturale, al quale non ci si pu� esimere dal rispondere. L�accoglienza pu� essere dunque un�occasione propizia per una nuova comprensione e apertura di orizzonte, sia per chi � accolto, il quale ha il dovere di rispettare i valori, le tradizioni e le leggi della comunit� che lo ospita, sia per quest�ultima, chiamata a valorizzare quanto ogni immigrato pu� offrire a vantaggio di tutta la comunit�. In tale ambito, la Santa Sede rinnova il proprio impegno in campo ecumenico ed interreligioso per instaurare un dialogo sincero e leale che, valorizzando le particolarit� e l�identit� propria di ciascuno, favorisca una convivenza armoniosa fra tutte le componenti sociali.

Distinti Membri del Corpo Diplomatico,

Il 2015 ha visto la conclusione di importanti intese internazionali, le quali fanno ben sperare per il futuro. Penso anzitutto al cosiddetto Accordo sul nucleare iraniano, che auspico contribuisca a favorire un clima di distensione nella Regione, come pure al raggiungimento dell�atteso accordo sul clima nel corso della Conferenza di Parigi. Un�intesa significativa � quest�ultima � che rappresenta un importante risultato per l�intera Comunit� internazionale e che mette in luce una forte presa di coscienza collettiva circa la grave responsabilit� che ciascuno, individui e nazioni, ha di custodire il creato, promuovendo una �cultura della cura che impregni tutta la societ�8. � ora fondamentale che gli impegni assunti non rappresentino solo un buon proposito, ma costituiscano per tutti gli Stati un effettivo obbligo a porre in essere le azioni necessarie per salvaguardare la nostra amata Terra, a beneficio dell�intera umanit�, soprattutto delle generazioni future.

Da parte sua, l�anno da poco iniziato si preannuncia carico di sfide, e non poche tensioni si sono gi� affacciate all�orizzonte. Penso soprattutto ai gravi contrasti sorti nella regione del Golfo Persico, come pure al preoccupante esperimento militare condotto nella penisola coreana. Auspico che le contrapposizioni lascino spazio alla voce della pace e alla buona volont� di cercare intese. In tale prospettiva, rilevo con soddisfazione come non manchino gesti significativi e particolarmente incoraggianti. Mi riferisco in particolare al clima di pacifica convivenza nel quale si sono svolte le recenti elezioni nella Repubblica Centroafricana e che costituisce un segno positivo della volont� di proseguire il cammino intrapreso verso una piena riconciliazione nazionale. Penso, inoltre, alle nuove iniziative avviate a Cipro per sanare una divisione di lunga data e agli sforzi intrapresi dal popolo colombiano per superare i conflitti del passato e conseguire la pace da tempo agognata. Tutti guardiamo poi con speranza gli importanti passi intrapresi dalla Comunit� internazionale per raggiungere una soluzione politica e diplomatica della crisi in Siria, che ponga fine alle sofferenze, durate troppo a lungo, della popolazione. Parimenti, sono incoraggianti i segnali provenienti dalla Libia, che fanno sperare in un rinnovato impegno per far cessare le violenze e ritrovare l�unit� del Paese. D�altra parte, appare sempre pi� evidente che solamente un�azione politica comune e concordata potr� contribuire ad arginare il dilagare dell�estremismo e del fondamentalismo, con i suoi risvolti di matrice terroristica, che mietono innumerevoli vittime tanto in Siria e in Libia, come in altri Paesi, quali Iraq e Yemen.

Quest�Anno Santo della Misericordia sia anche l�occasione di dialogo e riconciliazione volto all�edificazione del bene comune in Burundi, nella Repubblica Democratica del Congo e in Sud Sudan. Soprattutto sia un tempo propizio per porre definitivamente termine al conflitto nelle regioni orientali dell�Ucraina. � di fondamentale importanza il sostegno che la Comunit� internazionale, i singoli Stati e le organizzazioni umanitarie potranno offrire al Paese sotto molteplici punti di vista, affinch� esso superi l�attuale crisi.

La sfida che pi� di ogni altra ci attende � per� quella di vincere l�indifferenza per costruire insieme la pace9, la quale rimane un bene da perseguire sempre. Purtroppo tra le tante parti del nostro amato mondo che la bramano ardentemente, vi � la Terra che Dio ha prediletto e scelto per mostrare a tutti il volto della sua misericordia. Il mio augurio � che questo nuovo anno possa sanare le profonde ferite che separano Israeliani e Palestinesi e permettere la pacifica convivenza di due popoli che � ne sono certo � dal profondo del cuore null�altro chiedono che pace!

Eccellenze, Signore e Signori,

A livello diplomatico, la Santa Sede non smetter� mai di lavorare perch� la voce della pace possa essere udita fino agli estremi confini della terra. Rinnovo pertanto la piena disponibilit� della Segreteria di Stato a collaborare con Voi nel favorire un dialogo costante tra la Sede Apostolica e i Paesi che rappresentate a beneficio dell�intera Comunit� internazionale, con l�intima certezza che quest�anno giubilare potr� essere l�occasione propizia perch� la fredda indifferenza di tanti cuori sia vinta dal calore della misericordia, dono prezioso di Dio, che trasforma il timore in amore e ci rende artefici di pace. Con questi sentimenti rinnovo a ciascuno di Voi, alle Vostre famiglie, ai Vostri Paesi i pi� fervidi auguri di un anno pieno di benedizioni. Grazie.

Discorso del Santo Padre durante l'Udienza al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede per la presentazione degli auguri per il nuovo anno - 11/01/2016


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Ogni esperienza religiosa autenticamente vissuta non pu� che promuovere la pace.

- Papa Francesco -



Uno spirito individualista � terreno fertile per il maturare di quel senso di indifferenza verso il prossimo, che porta a trattarlo come mero oggetto di compravendita, che spinge a disinteressarsi dell�umanit� degli altri e finisce per rendere le persone pavide e ciniche.

- Papa Francesco -



L�estremismo e il fondamentalismo trovano un terreno fertile non solo in una strumentalizzazione della religione per fini di potere, ma anche nel vuoto di ideali e nella perdita d�identit� � anche religiosa �, che drammaticamente connota il cosiddetto Occidente.

- Papa Francesco -