Udienza ai partecipanti al Congresso Mondiale promosso dalla Congregazione per l�Educazione Cattolica
Prof. Roberto Zappal�, dirigente scolastico dell�Istituto Gonzaga di Milano
Le istituzioni educative cattoliche sono presenti in una grande diversit� di nazioni e contesti: nazioni pi� ricche, nazioni in via di sviluppo, nelle citt�, nelle zone rurali, in nazioni a maggioranza cattolica e in Paesi in cui il cattolicesimo invece � una minoranza. In questa grande variet� di situazioni, che cosa, secondo Lei, fa s� che una istituzione sia veramente cristiana?
Papa Francesco
Anche noi cristiani siamo in minoranza. E mi viene in mente quello che ha detto un grande pensatore: �Educare � introdurre nella totalit� della verit��. Non si pu� parlare di educazione cattolica senza parlare di umanit�, perch� precisamente l�identit� cattolica � Dio che si � fatto uomo. Andare avanti negli atteggiamenti, nei valori umani, pieni, apre la porta al seme cristiano. Poi viene la fede. Educare cristianamente non � soltanto fare una catechesi: questa � una parte. Non � soltanto fare proselitismo � non fate mai proselitismo nelle scuole! Mai! � Educare cristianamente � portare avanti i giovani, i bambini nei valori umani in tutta la realt�, e una di queste realt� � la trascendenza. Oggi c�� la tendenza ad un neopositivismo, cio� educare nelle cose immanenti, al valore delle cose immanenti, e questo sia nei Paesi di tradizione cristiana sia nei Paesi di tradizione pagana. E questo non � introdurre i ragazzi, i bambini nella realt� totale: manca la trascendenza. Per me, la crisi pi� grande dell�educazione, nella prospettiva cristiana, � questa chiusura alla trascendenza. Siamo chiusi alla trascendenza. Occorre preparare i cuori perch� il Signore si manifesti, ma nella totalit�; cio�, nella totalit� dell�umanit� che ha anche questa dimensione di trascendenza. Educare umanamente ma con orizzonti aperti. Ogni sorta di chiusura non serve per l�educazione.
Fr. Juan Antonio Ojeda, docente all�Universit� di Malaga
[domanda in spagnolo]
Santo Padre, nei Suoi discorsi, Lei fa riferimento alla rottura dei vincoli tra la scuola, la famiglia e le altre istituzioni della societ�. Peraltro Lei, Santit�, ci invita spesso a promuovere e a vivere personalmente una cultura dell'incontro. Cosa significa questo per tutti i soggetti impegnati nella promozione dell'educazione?
Papa Francesco
E� vero che non solo i vincoli educativi si sono rotti, ma l�educazione � diventata anche troppo selettiva ed elitaria. Sembra che abbiano diritto all�educazione soltanto i popoli o le persone che hanno un certo livello o una certa capacit�; ma certamente non hanno diritto all�educazione tutti i bambini, tutti i giovani. Questa � una realt� mondiale che ci fa vergognare. E� una realt� che ci porta verso una selettivit� umana, e che invece di avvicinare i popoli, li allontana; allontana anche i ricchi dai poveri; allontana una cultura dall�altra... Ma questo accade anche nel piccolo: il patto educativo tra la famiglia e la scuola, � rotto! Si deve ri-cominciare. Anche il patto educativo tra la famiglia e lo Stato: � rotto. A meno che ci sia uno Stato ideologico che vuole approfittare dell�educazione per portare avanti la propria ideologia: come quelle dittature che noi abbiamo visto nel secolo scorso. E� brutto. Fra i lavoratori pi� malpagati ci sono gli educatori: cosa vuol dire, questo? Questo vuol dire che lo Stato non ha interesse, semplicemente. Se l�avesse, le cose non andrebbero cos�. Il patto educativo � rotto. E qui viene il nostro lavoro, di cercare strade nuove.
La testimonianza dal Senegal, di padre� [si rivolge a lui] tu, che hai parlato: cercare di fare ci� che ha fatto don Bosco. Don Bosco, ai tempi della pi� brutta massoneria del Nord Italia, ha cercato una �educazione di emergenza�. E oggi ci vuole una �educazione di emergenza�, bisogna puntare sull� �educazione informale�, perch� l�educazione formale si � impoverita a causa dell�eredit� del positivismo. Concepisce soltanto un tecnicismo intellettualista e il linguaggio della testa. E per questo, si � impoverita. Bisogna rompere questo schema. E ci sono esperienze, con l�arte, con lo sport� L�arte, lo sport, educano! Bisogna aprirsi a nuovi orizzonti, creare nuovi modelli� Ci sono tante esperienze: voi conoscete quella che � stata presentata da voi, Scholas occurrentes, che cerca proprio di aprire, di aprire l�orizzonte a un�educazione che non sia soltanto di concetti in testa. Ci sono tre linguaggi: il linguaggio della testa, il linguaggio del cuore, il linguaggio delle mani. L�educazione deve muoversi su queste tre strade. Insegnare a pensare, aiutare a sentire bene e accompagnare nel fare, cio� che i tre linguaggi siano in armonia; che il bambino, il ragazzo pensi quello che sente e che fa, senta quello che pensa e che fa, e faccia quello che pensa e sente. E cos�, un�educazione diventa inclusiva perch� tutti hanno un posto; inclusiva anche umanamente. Il patto educativo � stato rotto per il fenomeno dell�esclusione. Noi troviamo i migliori, i pi� selettivi � che siano i pi� intelligenti, o siano quelli che hanno pi� soldi per pagare la scuola o l�universit� migliore � e lasciamo da parte gli altri. Il mondo non pu� andare avanti con un�educazione selettiva, perch� non c�� un patto sociale che accomuni tutti. E questa � una sfida: cercare strade di educazione informale. Quella dell�arte, dello sport, tante, tante� Un grande educatore brasiliano � ci sono brasiliani, qui? �, uno dei vostri diceva che nella scuola � nella scuola formale � si doveva evitare di cadere soltanto in un insegnamento di concetti. La vera scuola deve insegnare concetti, abitudini e valori; e quando una scuola non � capace di fare questo insieme, questa scuola � selettiva ed esclusiva e per pochi.
Credo che la situazione di un patto educativo rotto, come quella di oggi, sia grave, � grave. Perch� porta a selezionare i �super-uomini�, ma soltanto con il criterio della testa e soltanto con il criterio dell�interesse. Dietro a questo, c�� sempre il fantasma dei soldi - sempre! - che rovinano la vera umanit�. Una cosa che aiuta � anche una certa e sana informalit� rispettosa; e questo fa bene, nell�educazione. Perch� si confonde formalit� con rigidit�. E torno alla prima domanda: dove c�� rigidit� non c�� umanesimo, e dove non c�� umanesimo, non pu� entrare Cristo! Ha le porte chiuse! Il dramma della chiusura incomincia nelle radici della rigidit�. E il popolo vuole un�altra cosa, e quando dico �popolo� dico la gente, tutti noi, le famiglie� Vogliono convivenza, vogliono dialogo � il cardinale Versaldi ha sottolineato questo: vogliono dialogo. Ma quando il patto educativo � rotto e c�� la rigidit�, non c�� posto per il dialogo: io penso la mia, tu pensi la tua e non c�� posto per una universalit� e una fratellanza. Nelle due esperienze che io ho fatto qui, in Vaticano, parlando, collegandomi con studenti dei cinque continenti � � stato organizzato da Scholas occurrentes � ho visto il bisogno di unit�; e oggi il progetto che viene offerto � precisamente il progetto della separazione, non dell�unit�. Anche della selettivit�.
Cosa significa questo per i soggetti impegnati nella promozione dell�educazione?�: cos� finiva la domanda. Significa rischiare. Un educatore che non sa rischiare, non serve per educare. Un pap� e una mamma che non sanno rischiare, non educano bene il figlio. Rischiare in modo ragionevole. Cosa significa questo? Insegnare a camminare. Quando tu insegni a un bambino a camminare, gli insegni che una gamba deve essere ferma, sul pavimento che conosce; e con l�altra, cercare di andare avanti. Cos� se scivola pu� difendersi. Educare � questo. Tu sei sicuro in questo punto, ma questo non � definitivo. Devi fare un altro passo. Forse scivoli, ma ti alzi, e avanti� Il vero educatore dev�essere un maestro di rischio, ma di rischio ragionevole, si capisce. Come ho tentato di spiegare adesso. Non so. Credo di avere risposto alla domanda�
Suor Pina Del Core, preside della Facolt� di Scienze dell�educazione Auxilium di Roma
Santo Padre, quali sfide si aprono per gli educatori ai tempi della �terza guerra mondiale a pezzi�, al fine di non chiudersi in s� stessi ma di essere e divenire pazienti costruttori di pace? Quale incoraggiamento vuole offrire a tutti gli educatori che si dedicano con passione a una missione tanto delicata?
Papa Francesco
Prima di tutto, vorrei dare una testimonianza nei confronti di quello che la Madre generale della Congregazione di Ges� e Maria ha appena detto. Quando io ero rettore dell�Universit�, la mia segretaria era una suora di quella Congregazione - ancora vive, madre Asunci�n, vecchietta -; ma questa suora faceva il lavoro di segretaria all�universit�, e dopo, il pomeriggio, mangiava un panino, prendeva la macchina e andava in periferia, a fare la direttrice di una scuola dei poveri. La segretaria di una universit�, della facolt� di teologia, andava dai poveri. Tante congregazioni come questa non hanno perduto mai questa idea. Forse in alcuni momenti hanno sottolineato pi� il lavoro tra le �lite della citt�, ma hanno la vocazione ad andare in periferia, da dove sono nate� E quante fondatrici, quante fondatrici di congregazioni religiose sono nate per aiutare le ragazze, o quanti fondatori per aiutare i ragazzi di strada, i ragazzi poveri! Ho parlato di Don Bosco� E� capitata la coincidenza che la madre fosse qui, e vorrei pubblicamente ringraziare la sua Congregazione e tutte le congregazioni, maschili e femminili, che mai hanno dimenticato le strade di periferia!
Qualcuno pu� dire: �Ma noi, noi dobbiamo formare dirigenti! Noi dobbiamo formare gente che pensi, che faccia� Questo � vero, lo si deve fare. Ma quando sono andato in Paraguay, in una scuola di periferia avevano fatto un incontro di alcuni giorni, i giovani, giovani non dir� di strada, ma giovani di periferia, poveri, senza l�essenziale; e questi giovani, ragazzi e ragazze tra i 14 e i 16 anni, hanno scelto di parlare su alcuni temi, alcuni temi forti. E io ho sentito la discussione fra loro, e le conclusioni delle discussioni su uno dei temi: la gravidanza adolescente. Io ho pensato: come mai questi, che vivono cos�, che vivono sulla riva di un fiume che va e viene [spesso straripa], che hanno poco da mangiare, sono capaci di pensare cos�? Perch� hanno avuto un metodo e un educatore o un�educatrice che li ha portati per mano. Nessuno, nessuno pu� essere escluso dalla possibilit� di ricevere valori, nessuno! E per questo, ecco la prima sfida che vi dico: lasciate i posti dove ci sono tanti educatori e andate alle periferie. Cercate l�. O almeno, lasciatene la met�! Cercate l� i bisognosi, i poveri. E loro hanno una cosa che non hanno i giovani dei quartieri pi� ricchi � non per colpa loro, ma � una realt� sociologica: hanno l�esperienza della sopravvivenza, anche della crudelt�, anche della fame, anche delle ingiustizie. Hanno una umanit� ferita. E penso che la nostra salvezza venga dalle ferite di un uomo ferito sulla croce. Loro, da quelle ferite, traggono sapienza, se c�� un educatore bravo che li porti avanti. Non si tratta di andare l� per fare beneficienza, per insegnare a leggere, per dare da mangiare�, no! Questo � necessario, ma � provvisorio. E� il primo passo. La sfida � e io vi incoraggio � � andare l� per farli crescere in umanit�, in intelligenza, in valori, in abitudini, perch� possano andare avanti e portare agli altri esperienze che non conoscono.
In questa stessa sala, quindici giorni fa � credo � abbiamo ricevuto, come oggi, 7.000 zingari, di tutta Europa. Rom. E la presentazione l�ha fatta uno che � cresciuto in un quartiere rom e adesso � un parlamentare slovacco. E pu� dare un�esperienza diversa a quelli che non conoscono le periferie. E le realt� si capiscono meglio dalle periferie che dal centro, perch� tu dal centro sei sempre coperto, tu nel centro sei sempre difeso�
Patto educativo rotto, selettivit�, esclusione, eredit� di un positivismo selettivo: queste cose si devono risolvere. E andare avanti, andare avanti con questa sfida. A una congregazione di suore che ha una speciale vocazione in Argentina, per il Sud dell�Argentina, per la Patagonia, ho detto: �Per favore, chiudere la met� dei collegi della capitale di Buenos Aires e mandate le suore l�, in quella periferia della Patria�; perch� di l� verranno i nuovi contributi, i nuovi valori, e verranno anche le persone capaci di rinnovare il mondo. Andare alla periferia. Ma questo voglio sottolineare: andare in periferia non � soltanto fare beneficienza. E�, in educazione, portare per mano per la strada fino a dove possono. Ai Salesiani, a Torino, ho detto: �Fate quello che ha fatto Don Bosco, in quel tempo, dove c�erano tanti bambini di strada, tanti. Educazione d�emergenza. Educazione variegata�.
Un�altra cosa, perch� nella domanda la suora chiedeva �quali sfide si aprono agli educatori ai tempi della �terza guerra mondiale a pezzi��. Qual � la tentazione pi� grande delle guerre, in questo momento? I muri. Difendersi, i muri. Il fallimento pi� grande che pu� avere un educatore, � educare �entro i muri�. Educare dentro i muri: muri di una cultura selettiva, i muri di una cultura di sicurezza, i muri di un settore sociale che � benestante e non va pi� avanti.
Vorrei finire invitando, proprio su questa domanda, gli educatori e le educatrici a ripensare � � un compito da fare a casa! ma da fare in comunit�! � a ripensare le opere di misericordia, le 14 opere di misericordia; ripensare come farle, ma nell�educazione. Io non chiederei a voi di alzare le mani, quelli che le conoscono bene, a memoria, no. L�ho fatto una volta in questa sala: era piena� E hanno alzato la mano soltanto una ventina�. Ma pensare: in quest�anno della Misericordia, misericordia � soltanto dare elemosina?, o nell�educazione, come posso fare io le opere di misericordia? Cio�, sono le opere dell�Amore del Padre; la prima parola detta dal cardinale Versaldi: le opere dell�Amore. Come posso fare perch� questo Amore del Padre che viene specialmente sottolineato in quest�Anno della Misericordia, arrivi nelle nostre opere educative?
E ringrazio tanto voi, educatori ed educatrici - malpagati -, ringrazio per quello che voi fate. Dobbiamo ri-educare tante civilt�. Dobbiamo ri-educare l�Europa. Mi diceva il rettore gesuita di un collegio quanto costi a lui cambiare mentalit�, per ri-educare sulla strada che la Chiesa vuole oggi. E cos� si pu� arrivare anche a quelli che non credono. E voglio ringraziare anche un educatore che � diventato educatore attraverso la strada del diritto canonico - non so come si possa, ma lui lo � diventato -: il cardinale Grocholewski. Lui � presente qui. E lui � un esempio che risponde alla prima domanda: lui ha fatto accordi con universit� di tutto il mondo, cattoliche e non cattoliche. Perch�? Perch� la passione dell�educazione porta a questo: a �umanizzare� la gente. E anche a lui, pubblicamente dico: Grazie, Eminenza.
Non so come continua il programma� E� finito? Grazie tante per il vostro lavoro. E vi auguro buon pranzo.
E adesso preghiamo insieme la Madonna: Ave o Maria...
Discorso del Santo Padre in occasione dell'Udienza ai partecipanti al Congresso Mondiale promosso dalla Congregazione per l�Educazione Cattolica - 21/11/2015
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Non si pu� parlare di educazione cattolica senza parlare di umanit�, perch� precisamente l�identit� cattolica � Dio che si � fatto uomo. Andare avanti negli atteggiamenti, nei valori umani, pieni, apre la porta al seme cristiano. Poi viene la fede.

- Papa Francesco -
Educare cristianamente non � soltanto fare una catechesi: questa � una parte. Non � soltanto fare proselitismo. Educare cristianamente � portare avanti i giovani, i bambini nei valori umani in tutta la realt�, e una di queste realt� � la trascendenza.

- Papa Francesco -