Citazione spirituale

Santa Messa nella Solennit� di Maria Santissima Madre di Dio e nella 50.ma Giornata Mondiale della Pace

�Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore� (Lc 2,19). Cos� Luca descrive l�atteggiamento con cui Maria accoglie tutto quello che stavano vivendo in quei giorni. Lungi dal voler capire o dominare la situazione, Maria � la donna che sa conservare, cio� proteggere, custodire nel suo cuore il passaggio di Dio nella vita del suo popolo. Dal suo grembo impar� ad ascoltare il battito del cuore del suo Figlio e questo le insegn�, per tutta la sua vita, a scoprire il palpitare di Dio nella storia. Impar� ad essere madre e, in quell�apprendistato, don� a Ges� la bella esperienza di sapersi Figlio. In Maria, il Verbo eterno non soltanto si fece carne ma impar� a riconoscere la tenerezza materna di Dio. Con Maria, il Dio-Bambino impar� ad ascoltare gli aneliti, le angosce, le gioie e le speranze del popolo della promessa. Con Lei scopr� s� stesso come Figlio del santo popolo fedele di Dio.

Nei Vangeli Maria appare come donna di poche parole, senza grandi discorsi n� protagonismi ma con uno sguardo attento che sa custodire la vita e la missione del suo Figlio e, perci�, di tutto quello che Lui ama. Ha saputo custodire gli albori della prima comunit� cristiana, e cos� ha imparato ad essere madre di una moltitudine. Si � avvicinata alle situazioni pi� diverse per seminare speranza. Ha accompagnato le croci caricate nel silenzio del cuore dei suoi figli. Tante devozioni, tanti santuari e cappelle nei luoghi pi� reconditi, tante immagini sparse per le case ci ricordano questa grande verit�. Maria ci ha dato il calore materno, quello che ci avvolge in mezzo alle difficolt�; il calore materno che permette che niente e nessuno spenga in seno alla Chiesa la rivoluzione della tenerezza inaugurata dal suo Figlio. Dove c�� una madre, c�� tenerezza. E Maria con la sua maternit� ci mostra che l�umilt� e la tenerezza non sono virt� dei deboli ma dei forti, ci insegna che non c�� bisogno di maltrattare gli altri per sentirsi importanti (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 288). E da sempre il santo popolo fedele di Dio l�ha riconosciuta e salutata come la Santa Madre di Dio.

Celebrare la maternit� di Maria come Madre di Dio e madre nostra all�inizio di un nuovo anno significa ricordare una certezza che accompagner� i nostri giorni: siamo un popolo con una Madre, non siamo orfani.

Le madri sono l�antidoto pi� forte contro le nostre tendenze individualistiche ed egoistiche, contro le nostre chiusure e apatie. Una societ� senza madri sarebbe non soltanto una societ� fredda, ma una societ� che ha perduto il cuore, che ha perduto il �sapore di famiglia�. Una societ� senza madri sarebbe una societ� senza piet�, che ha lasciato il posto soltanto al calcolo e alla speculazione. Perch� le madri, perfino nei momenti peggiori, sanno testimoniare la tenerezza, la dedizione incondizionata, la forza della speranza. Ho imparato molto da quelle madri che, avendo i figli in carcere o prostrati in un letto di ospedale o soggiogati dalla schiavit� della droga, col freddo e il caldo, con la pioggia e la siccit�, non si arrendono e continuano a lottare per dare loro il meglio. O quelle madri che, nei campi-profughi, o addirittura in mezzo alla guerra, riescono ad abbracciare e a sostenere senza vacillare la sofferenza dei loro figli. Madri che danno letteralmente la vita perch� nessuno dei figli si perda. Dove c�� la madre c�� unit�, c�� appartenenza, appartenenza di figli.

Iniziare l�anno facendo memoria della bont� di Dio nel volto materno di Maria, nel volto materno della Chiesa, nei volti delle nostre madri, ci protegge della corrosiva malattia della �orfanezza spirituale�, quella orfanezza che l�anima vive quando si sente senza madre e le manca la tenerezza di Dio. Quella orfanezza che viviamo quando si spegne in noi il senso di appartenenza a una famiglia, a un popolo, a una terra, al nostro Dio. Quella orfanezza che trova spazio nel cuore narcisista che sa guardare solo a s� stesso e ai propri interessi e che cresce quando dimentichiamo che la vita � stata un dono, che l�abbiamo ricevuta da altri, e che siamo invitati a condividerla in questa casa comune.

Questa orfanezza autoreferenziale � quella che port� Caino a dire: �Sono forse io il custode di mio fratello?� (Gen 4,9), come a dichiarare: lui non mi appartiene, non lo riconosco. Un tale atteggiamento di orfanezza spirituale � un cancro che silenziosamente logora e degrada l�anima. E cos� ci degradiamo a poco a poco, dal momento che nessuno ci appartiene e noi non apparteniamo a nessuno: degrado la terra perch� non mi appartiene, degrado gli altri perch� non mi appartengono, degrado Dio perch� non gli appartengo� E da ultimo finisce per degradare noi stessi perch� dimentichiamo chi siamo, quale �nome� divino abbiamo. La perdita dei legami che ci uniscono, tipica della nostra cultura frammentata e divisa, fa s� che cresca questo senso di orfanezza e perci� di grande vuoto e solitudine. La mancanza di contatto fisico (e non virtuale) va cauterizzando i nostri cuori (cfr Lett. enc. Laudato si�, 49) facendo perdere ad essi la capacit� della tenerezza e dello stupore, della piet� e della compassione. L�orfanezza spirituale ci fa perdere la memoria di quello che significa essere figli, essere nipoti, essere genitori, essere nonni, essere amici, essere credenti. Ci fa perdere la memoria del valore del gioco, del canto, del riso, del riposo, della gratuit�.

Celebrare la festa della Santa Madre di Dio ci fa spuntare di nuovo sul viso il sorriso di sentirci popolo, di sentire che ci apparteniamo; di sapere che soltanto dentro una comunit�, una famiglia le persone possono trovare il �clima�, il �calore� che permette di imparare a crescere umanamente e non come meri oggetti invitati a �consumare ed essere consumati�. Celebrare la festa della Santa Madre di Dio ci ricorda che non siamo merce di scambio o terminali recettori di informazione. Siamo figli, siamo famiglia, siamo popolo di Dio.

Celebrare la Santa Madre di Dio ci spinge a creare e curare spazi comuni che ci diano senso di appartenenza, di radicamento, di farci sentire a casa dentro le nostre citt�, in comunit� che ci uniscano e ci sostengano (cfr ibid., 151).

Ges� Cristo, nel momento del pi� grande dono della sua vita, sulla croce, non ha voluto tenere niente per s� e consegnando la sua vita ci ha consegnato anche sua Madre. Disse a Maria: ecco il tuo figlio, ecco i tuoi figli. E noi vogliamo accoglierla nelle nostre case, nelle nostre famiglie, nelle nostre comunit�, nei nostri paesi. Vogliamo incontrare il suo sguardo materno. Quello sguardo che ci libera dall�orfanezza; quello sguardo che ci ricorda che siamo fratelli: che io ti appartengo, che tu mi appartieni, che siamo della stessa carne. Quello sguardo che ci insegna che dobbiamo imparare a prenderci cura della vita nello stesso modo e con la stessa tenerezza con cui lei se n�� presa cura: seminando speranza, seminando appartenenza, seminando fraternit�.

Celebrare la Santa Madre di Dio ci ricorda che abbiamo la Madre; non siamo orfani, abbiamo una madre. Professiamo insieme questa verit�! E vi invito ad acclamarla in piedi [tutti si alzano] tre volte come fecero i fedeli di Efeso: Santa Madre di Dio! Santa Madre di Dio! Santa Madre di Dio!

Omelia del Santo Padre durante la Santa Messa nella Solennit� di Maria Santissima Madre di Dio e nella 50.ma Giornata Mondiale della Pace - 1/01/2017


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Le madri sono l�antidoto pi� forte contro le nostre tendenze individualistiche ed egoistiche, contro le nostre chiusure e apatie. Una societ� senza madri sarebbe non soltanto una societ� fredda, ma una societ� che ha perduto il cuore, che ha perduto il �sapore di famiglia�. Una societ� senza madri sarebbe una societ� senza piet�, che ha lasciato il posto soltanto al calcolo e alla speculazione. Perch� le madri, perfino nei momenti peggiori, sanno testimoniare la tenerezza, la dedizione incondizionata, la forza della speranza.

- Papa Francesco -