Citazione spirituale

Santa Messa in occasione del Giubileo degli ammalati e delle persone disabili

�Sono stato crocifisso con Cristo, e non vivo pi� io, ma Cristo vive in me� (Gal 2,19). L�apostolo Paolo usa parole molto forti per esprimere il mistero della vita cristiana: tutto si riassume nel dinamismo pasquale di morte e risurrezione, ricevuto nel Battesimo. Infatti, con l�immersione nell�acqua ognuno � come se fosse morto e sepolto con Cristo (cfr Rm 6,3-4), mentre, quando riemerge da essa, manifesta la vita nuova nello Spirito Santo. Questa condizione di rinascita coinvolge l�intera esistenza, in ogni suo aspetto: anche la malattia, la sofferenza e la morte sono inserite in Cristo, e trovano in Lui il loro senso ultimo. Oggi, nella giornata giubilare dedicata a quanti portano i segni della malattia e della disabilit�, questa Parola di vita trova nella nostra Assemblea una particolare risonanza.

In realt�, tutti prima o poi siamo chiamati a confrontarci, talvolta a scontrarci, con le fragilit� e le malattie nostre e altrui. E quanti volti diversi assumono queste esperienze cos� tipicamente e drammaticamente umane! In ogni caso, esse pongono in maniera pi� acuta e pressante l�interrogativo sul senso dell�esistenza. Nel nostro animo pu� subentrare anche un atteggiamento cinico, come se tutto si potesse risolvere subendo o contando solo sulle proprie forze. Altre volte, all�opposto, si ripone tutta la fiducia nelle scoperte della scienza, pensando che certamente in qualche parte del mondo esiste una medicina in grado di guarire la malattia. Purtroppo non � cos�, e anche se quella medicina ci fosse, sarebbe accessibile a pochissime persone.

La natura umana, ferita dal peccato, porta inscritta in s� la realt� del limite. Conosciamo l�obiezione che, soprattutto in questi tempi, viene mossa davanti a un�esistenza segnata da forti limitazioni fisiche. Si ritiene che una persona malata o disabile non possa essere felice, perch� incapace di realizzare lo stile di vita imposto dalla cultura del piacere e del divertimento. Nell�epoca in cui una certa cura del corpo � divenuta mito di massa e dunque affare economico, ci� che � imperfetto deve essere oscurato, perch� attenta alla felicit� e alla serenit� dei privilegiati e mette in crisi il modello dominante. Meglio tenere queste persone separate, in qualche �recinto� � magari dorato � o nelle �riserve� del pietismo e dell�assistenzialismo, perch� non intralcino il ritmo del falso benessere. In alcuni casi, addirittura, si sostiene che � meglio sbarazzarsene quanto prima, perch� diventano un peso economico insostenibile in un tempo di crisi. Ma, in realt�, quale illusione vive l�uomo di oggi quando chiude gli occhi davanti alla malattia e alla disabilit�! Egli non comprende il vero senso della vita, che comporta anche l�accettazione della sofferenza e del limite. Il mondo non diventa migliore perch� composto soltanto da persone apparentemente �perfette�, per non dire �truccate�, ma quando crescono la solidariet� tra gli esseri umani, l�accettazione reciproca e il rispetto. Come sono vere le parole dell�apostolo: �Quello che � debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti� (1 Cor 1,27)!

Anche il Vangelo di questa domenica (Lc 7,36�8,3) presenta una particolare situazione di debolezza. La donna peccatrice viene giudicata ed emarginata, mentre Ges� la accoglie e la difende: �Ha molto amato� (v. 47). E� questa la conclusione di Ges�, attento alla sofferenza e al pianto di quella persona. La sua tenerezza � segno dell�amore che Dio riserva per coloro che soffrono e sono esclusi. Non esiste solo la sofferenza fisica; oggi, una delle patologie pi� frequenti � anche quella che tocca lo spirito. E� una sofferenza che coinvolge l�animo e lo rende triste perch� privo di amore. La patologia della tristezza. Quando si fa esperienza della delusione o del tradimento nelle relazioni importanti, allora ci si scopre vulnerabili, deboli e senza difese. La tentazione di rinchiudersi in s� stessi si fa molto forte, e si rischia di perdere l�occasione della vita: amare nonostante tutto. Amare nonostante tutto!

La felicit� che ognuno desidera, d�altronde, pu� esprimersi in tanti modi e pu� essere raggiunta solo se siamo capaci di amare. Questa � la strada. E� sempre una questione di amore, non c�� un�altra strada. La vera sfida � quella di chi ama di pi�. Quante persone disabili e sofferenti si riaprono alla vita appena scoprono di essere amate! E quanto amore pu� sgorgare da un cuore anche solo per un sorriso! La terapia del sorriso. Allora la fragilit� stessa pu� diventare conforto e sostegno alla nostra solitudine. Ges�, nella sua passione, ci ha amato sino alla fine (cfr Gv 13,1); sulla croce ha rivelato l�Amore che si dona senza limiti. Che cosa potremmo rimproverare a Dio per le nostre infermit� e sofferenze che non sia gi� impresso sul volto del suo Figlio crocifisso? Al suo dolore fisico si aggiungono la derisione, l�emarginazione e il compatimento, mentre Egli risponde con la misericordia che tutti accoglie e tutti perdona: �per le sue piaghe siamo stati guariti� (Is 53,5; 1 Pt 2,24). Ges� � il medico che guarisce con la medicina dell�amore, perch� prende su di s� la nostra sofferenza e la redime. Noi sappiamo che Dio sa comprendere le nostre infermit�, perch� Lui stesso le ha provate in prima persona (cfr Eb 4,15).

Il modo in cui viviamo la malattia e la disabilit� � indice dell�amore che siamo disposti a offrire. Il modo in cui affrontiamo la sofferenza e il limite � criterio della nostra libert� di dare senso alle esperienze della vita, anche quando ci appaiono assurde e non meritate. Non lasciamoci turbare, pertanto, da queste tribolazioni (cfr 1 Ts 3,3). Sappiamo che nella debolezza possiamo diventare forti (cfr 2 Cor 12,10), e ricevere la grazia di completare ci� che manca in noi delle sofferenze di Cristo, a favore della Chiesa suo corpo (cfr Col 1,24); un corpo che, ad immagine di quello del Signore risorto, conserva le piaghe, segno della dura lotta, ma sono piaghe trasfigurate per sempre dall�amore.

Omelia del Santo Padre durante la Santa Messa in occasione del Giubileo degli ammalati e delle persone disabili - 12/06/2016


Tutte le frasi tratte da "Santa Messa in occasione del Giubileo degli ammalati e delle persone disabili"


Il modo in cui viviamo la malattia e la disabilit� � indice dell�amore che siamo disposti a offrire. Il modo in cui affrontiamo la sofferenza e il limite � criterio della nostra libert� di dare senso alle esperienze della vita, anche quando ci appaiono assurde e non meritate.

- Papa Francesco -



La felicit� che ognuno desidera pu� esprimersi in tanti modi e pu� essere raggiunta solo se siamo capaci di amare. Questa � la strada. E� sempre una questione di amore, non c�� un�altra strada. La vera sfida � quella di chi ama di pi�.

- Papa Francesco -