Santa Messa della Notte nella Solennit� del Natale del Signore
Giuseppe, con Maria sua sposa, sal� �alla citt� di Davide chiamata Betlemme� (Lc 2,4). Stanotte, anche noi saliamo a Betlemme per scoprirvi il mistero del Natale.
1. Betlemme: il nome significa casa del pane. In questa �casa� il Signore d� oggi appuntamento all�umanit�. Egli sa che abbiamo bisogno di cibo per vivere. Ma sa anche che i nutrimenti del mondo non saziano il cuore. Nella Scrittura, il peccato originale dell�umanit� � associato proprio col prendere cibo: �prese del frutto e ne mangi�, dice il libro della Genesi (3,6). Prese e mangi�. L�uomo � diventato avido e vorace. Avere, riempirsi di cose pare a tanti il senso della vita. Un�insaziabile ingordigia attraversa la storia umana, fino ai paradossi di oggi, quando pochi banchettano lautamente e troppi non hanno pane per vivere.
Betlemme � la svolta per cambiare il corso della storia. L� Dio, nella casa del pane, nasce in una mangiatoia. Come a dirci: eccomi a voi, come vostro cibo. Non prende, offre da mangiare; non d� qualcosa, ma s� stesso. A Betlemme scopriamo che Dio non � qualcuno che prende la vita, ma Colui che dona la vita. All�uomo, abituato dalle origini a prendere e mangiare, Ges� comincia a dire: �Prendete, mangiate. Questo � il mio corpo� (Mt 26,26). Il corpicino del Bambino di Betlemme lancia un nuovo modello di vita: non divorare e accaparrare, ma condividere e donare. Dio si fa piccolo per essere nostro cibo. Nutrendoci di Lui, Pane di vita, possiamo rinascere nell�amore e spezzare la spirale dell�avidit� e dell�ingordigia. Dalla �casa del pane�, Ges� riporta l�uomo a casa, perch� diventi familiare del suo Dio e fratello del suo prossimo. Davanti alla mangiatoia, capiamo che ad alimentare la vita non sono i beni, ma l�amore; non la voracit�, ma la carit�; non l�abbondanza da ostentare, ma la semplicit� da custodire.
Il Signore sa che abbiamo bisogno ogni giorno di nutrirci. Perci� si � offerto a noi ogni giorno della sua vita, dalla mangiatoia di Betlemme al cenacolo di Gerusalemme. E oggi ancora sull�altare si fa Pane spezzato per noi: bussa alla nostra porta per entrare e cenare con noi (cfr Ap 3,20). A Natale riceviamo in terra Ges�, Pane del cielo: � un cibo che non scade mai, ma ci fa assaporare gi� ora la vita eterna.
A Betlemme scopriamo che la vita di Dio scorre nelle vene dell�umanit�. Se la accogliamo, la storia cambia a partire da ciascuno di noi. Perch� quando Ges� cambia il cuore, il centro della vita non � pi� il mio io affamato ed egoista, ma Lui, che nasce e vive per amore. Chiamati stanotte a salire a Betlemme, casa del pane, chiediamoci: qual � il cibo della mia vita, di cui non posso fare a meno? � il Signore o � altro? Poi, entrando nella grotta, scorgendo nella tenera povert� del Bambino una nuova fragranza di vita, quella della semplicit�, chiediamoci: ho davvero bisogno di molte cose, di ricette complicate per vivere? Riesco a fare a meno di tanti contorni superflui, per scegliere una vita pi� semplice? A Betlemme, accanto a Ges�, vediamo gente che ha camminato, come Maria, Giuseppe e i pastori. Ges� � il Pane del cammino. Non gradisce digestioni pigre, lunghe e sedentarie, ma chiede di alzarsi svelti da tavola per servire, come pani spezzati per gli altri. Chiediamoci: a Natale spezzo il mio pane con chi ne � privo?
2. Dopo Betlemme casa del pane, riflettiamo su Betlemme citt� di Davide. L� Davide, da ragazzo, faceva il pastore e come tale fu scelto da Dio, per essere pastore e guida del suo popolo. A Natale, nella citt� di Davide, ad accogliere Ges� ci sono proprio i pastori. In quella notte �essi � dice il Vangelo � furono presi da grande timore� (Lc 2,9), ma l�angelo disse loro: �non temete� (v. 10). Torna tante volte nel Vangelo questo non temete: sembra il ritornello di Dio in cerca dell�uomo. Perch� l�uomo, dalle origini, ancora a causa del peccato, ha paura di Dio: �ho avuto paura e mi sono nascosto� (Gen 3,10), dice Adamo dopo il peccato. Betlemme � il rimedio alla paura, perch� nonostante i �no� dell�uomo, l� Dio dice per sempre �s�: per sempre sar� Dio-con-noi. E perch� la sua presenza non incuta timore, si fa tenero bambino. Non temete: non viene detto a dei santi, ma a dei pastori, gente semplice che al tempo non si distingueva certo per garbo e devozione. Il Figlio di Davide nasce tra i pastori per dirci che mai pi� nessuno � solo; abbiamo un Pastore che vince le nostre paure e ci ama tutti, senza eccezioni.
I pastori di Betlemme ci dicono anche come andare incontro al Signore. Essi vegliano nella notte: non dormono, ma fanno quello che Ges� pi� volte chieder�: vegliare (cfr Mt 25,13; Mc 13,35; Lc 21,36). Restano vigili, attendono svegli nel buio; e Dio �li avvolse di luce� (Lc 2,9). Vale anche per noi. La nostra vita pu� essere un�attesa, che anche nelle notti dei problemi si affida al Signore e lo desidera; allora ricever� la sua luce. Oppure una pretesa, dove contano solo le proprie forze e i propri mezzi; ma in questo caso il cuore rimane chiuso alla luce di Dio. Il Signore ama essere atteso e non lo si pu� attendere sul divano, dormendo. Infatti i pastori si muovono: �andarono senza indugio�, dice il testo (v. 16). Non stanno fermi come chi si sente arrivato e non ha bisogno di nulla, ma vanno, lasciano il gregge incustodito, rischiano per Dio. E dopo aver visto Ges�, pur non essendo esperti nel parlare, vanno ad annunciarlo, tanto che �tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori� (v. 18).
Attendere svegli, andare, rischiare, raccontare la bellezza: sono gesti di amore. Il buon Pastore, che a Natale viene per dare la vita alle pecore, a Pasqua rivolger� a Pietro e, attraverso di lui a tutti noi, la domanda finale: �Mi ami?� (Gv 21,15). Dalla risposta dipender� il futuro del gregge. Stanotte siamo chiamati a rispondere, a dirgli anche noi: �Ti amo�. La risposta di ciascuno � essenziale per il gregge intero.
�Andiamo dunque fino a Betlemme� (Lc 2,15): cos� dissero e fecero i pastori. Pure noi, Signore, vogliamo venire a Betlemme. La strada, anche oggi, � in salita: va superata la vetta dell�egoismo, non bisogna scivolare nei burroni della mondanit� e del consumismo. Voglio arrivare a Betlemme, Signore, perch� � l� che mi attendi. E accorgermi che Tu, deposto in una mangiatoia, sei il pane della mia vita. Ho bisogno della fragranza tenera del tuo amore per essere, a mia volta, pane spezzato per il mondo. Prendimi sulle tue spalle, buon Pastore: da Te amato, potr� anch�io amare e prendere per mano i fratelli. Allora sar� Natale, quando potr� dirti: �Signore, tu sai tutto, tu sai che io ti amo� (cfr Gv 21,17).
Omelia del Santo Padre durante la Santa Messa della Notte nella Solennit� del Natale del Signore - 24/12/2018
Tutte le frasi tratte da "Santa Messa della Notte nella Solennit� del Natale del Signore"
Il Signore sa che abbiamo bisogno ogni giorno di nutrirci. Perci� si � offerto a noi ogni giorno della sua vita, dalla mangiatoia di Betlemme al cenacolo di Gerusalemme. E oggi ancora sull�altare si fa Pane spezzato per noi: bussa alla nostra porta per entrare e cenare con noi. A Natale riceviamo in terra Ges�, Pane del cielo: � un cibo che non scade mai, ma ci fa assaporare gi� ora la vita eterna.

- Papa Francesco -
A Betlemme scopriamo che la vita di Dio scorre nelle vene dell�umanit�. Se la accogliamo, la storia cambia a partire da ciascuno di noi. Perch� quando Ges� cambia il cuore, il centro della vita non � pi� il mio io affamato ed egoista, ma Lui, che nasce e vive per amore.

- Papa Francesco -
Attendere svegli, andare, rischiare, raccontare la bellezza: sono gesti di amore.

- Papa Francesco -