Santa Messa del Crisma nella Basilica Vaticana
Ascoltando dalle labbra di Ges�, dopo la lettura del passo di Isaia, le parole �Oggi si � compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato� (Lc 4,21), nella sinagoga di Nazareth avrebbe ben potuto scoppiare un applauso. E poi avrebbero potuto piangere dolcemente, con intima gioia, come piangeva il popolo quando Neemia e il sacerdote Esdra leggevano il libro della Legge che avevano rinvenuto ricostruendo le mura. Ma i Vangeli ci dicono che sorsero sentimenti opposti nei compaesani di Ges�: lo allontanarono e gli chiusero il cuore. All�inizio �tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca� (Lc 4,22); ma dopo, una domanda insidiosa si fece largo: �Non � costui il figlio di Giuseppe, il falegname?�. E infine: �Si riempirono di sdegno� (Lc 4,28). Volevano buttarlo gi� dalla rupe... Si adempiva cos� quello che il vecchio Simeone aveva profetizzato alla Madonna: sar� �segno di contraddizione� (Lc 2,34). Ges�, con le sue parole e i suoi gesti, fa in modo che si riveli quello che ogni uomo e donna porta nel cuore.
E l� dove il Signore annuncia il vangelo della Misericordia incondizionata del Padre nei confronti dei pi� poveri, dei pi� lontani e oppressi, proprio l� siamo chiamati a scegliere, a �combattere la buona battaglia della fede� (1 Tm 6,12). La lotta del Signore non � contro gli uomini ma contro il demonio (cfr Ef 6,12), nemico dell�umanit�. Per� il Signore �passa in mezzo� a coloro che cercano di fermarlo �e prosegue il suo cammino� (cfr Lc 4,30). Ges� non combatte per consolidare uno spazio di potere. Se rompe recinti e mette in discussione sicurezze � per aprire una breccia al torrente della Misericordia che, con il Padre e lo Spirito, desidera riversare sulla terra. Una Misericordia che procede di bene in meglio: annuncia e porta qualcosa di nuovo: risana, libera e proclama l�anno di grazia del Signore.
La Misericordia del nostro Dio � infinita e ineffabile, ed esprimiamo il dinamismo di questo mistero come una Misericordia �sempre pi� grande�, una Misericordia in cammino, una Misericordia che ogni giorno cerca il modo di fare un passo avanti, un piccolo passo in l�, avanzando sulla terra di nessuno, dove regnavano l�indifferenza e la violenza.
Questa � stata la dinamica del buon Samaritano, che �pratic� la misericordia� (cfr Lc 10,37): si commosse, si avvicin� all�uomo tramortito, bend� le sue ferite, lo port� alla locanda, si ferm� quella notte e promise di tornare a pagare ci� che si sarebbe speso in pi�. Questa � la dinamica della Misericordia, che lega un piccolo gesto con un altro, e senza offendere nessuna fragilit�, si estende un po� di pi� nell�aiuto e nell�amore. Ciascuno di noi, guardando la propria vita con lo sguardo buono di Dio, pu� fare un esercizio con la memoria e scoprire come il Signore ha usato misericordia con noi, come � stato molto pi� misericordioso di quanto credevamo, e cos� incoraggiarci a chiedergli che faccia un piccolo passo in pi�, che si mostri molto pi� misericordioso in futuro. �Mostraci, Signore, la tua misericordia� (Sal 85,8). Questo modo paradossale di pregare un Dio sempre pi� misericordioso aiuta a rompere quegli schemi ristretti nei quali tante volte incaselliamo la sovrabbondanza del suo Cuore. Ci fa bene uscire dai nostri recinti, perch� � proprio del Cuore di Dio traboccare di misericordia, straripare, spargendo la sua tenerezza, in modo tale che sempre ne avanzi, poich� il Signore preferisce che si perda qualcosa piuttosto che manchi una goccia, preferisce che tanti semi se li mangino gli uccelli piuttosto che alla semina manchi un solo seme, dal momento che tutti hanno la capacit� di portare frutto abbondante, il 30, il 60, e fino al cento per uno.
Come sacerdoti, siamo testimoni e ministri della Misericordia sempre pi� grande del nostro Padre; abbiamo il dolce e confortante compito di incarnarla, come fece Ges�, che �pass� beneficando e risanando� (At 10,38), in mille modi, perch� giunga a tutti. Noi possiamo contribuire ad inculturarla, affinch� ogni persona la riceva nella propria personale esperienza di vita e cos� la possa comprendere e praticare � creativamente � nel modo di essere proprio del suo popolo e della sua famiglia.
Oggi, in questo Gioved� Santo dell�Anno Giubilare della Misericordia, vorrei parlare di due ambiti nei quali il Signore eccede nella sua Misericordia. Dal momento che � Lui che ci d� l�esempio, non dobbiamo aver paura di eccedere anche noi: un ambito � quello dell�incontro; l�altro � quello del suo perdono che ci fa vergognare e ci d� dignit�.
Il primo ambito nel quale vediamo che Dio eccede in una Misericordia sempre pi� grande, � quello dell�incontro. Egli si d� totalmente e in modo tale che, in ogni incontro, passa direttamente a celebrare una festa. Nella parabola del Padre Misericordioso rimaniamo sbalorditi di fronte a quell�uomo che corre, commosso, a gettarsi al collo di suo figlio; vedendo come lo abbraccia e lo bacia e si preoccupa di mettergli l�anello che lo fa sentire uguale, e i sandali propri di chi � figlio e non dipendente; e poi come mette tutti in movimento e ordina di organizzare una festa. Nel contemplare sempre meravigliati questa sovrabbondanza di gioia del Padre, al quale il ritorno del figlio permette di esprimere liberamente il suo amore, senza resistenze n� distanze, noi non dobbiamo avere paura di esagerare nel nostro ringraziamento. Il giusto atteggiamento possiamo prenderlo da quel povero lebbroso che, vedendosi risanato, lascia i suoi nove compagni che vanno a compiere ci� che ha ordinato Ges� e torna ad inginocchiarsi ai piedi del Signore, glorificando e rendendo grazie e Dio a gran voce.
La misericordia restaura tutto e restituisce le persone alla loro dignit� originaria. Per questo il ringraziamento effusivo � la risposta giusta: bisogna entrare subito alla festa, indossare l�abito, togliersi i rancori del figlio maggiore, rallegrarsi e festeggiare� Perch� solo cos�, partecipando pienamente a quel clima di celebrazione, si pu� poi pensare bene, si pu� chiedere perdono e vedere pi� chiaramente come poter riparare il male commesso. Pu� farci bene domandarci: dopo essermi confessato, festeggio? O passo rapidamente ad un�altra cosa, come quando dopo essere andati dal medico, vediamo che le analisi non sono andate tanto male e le rimettiamo nella busta e passiamo a un�altra cosa. E quando faccio l�elemosina, d� tempo a chi la riceve di esprimere il suo ringraziamento, festeggio il suo sorriso e quelle benedizioni che ci danno i poveri, o proseguo in fretta con le mie cose dopo �aver lasciato cadere la moneta�?
L�altro ambito nel quale vediamo che Dio eccede in una Misericordia sempre pi� grande, � il perdono stesso. Non solo perdona debiti incalcolabili, come al servo che lo supplica e poi si dimostrer� meschino con il suo compagno, ma ci fa passare direttamente dalla vergogna pi� vergognosa alla dignit� pi� alta senza passaggi intermedi. Il Signore lascia che la peccatrice perdonata gli lavi familiarmente i piedi con le sue lacrime. Appena Simon Pietro gli confessa il suo peccato e gli chiede di allontanarsi, Lui lo eleva alla dignit� di pescatore di uomini. Noi, invece, tendiamo a separare i due atteggiamenti: quando ci vergogniamo del peccato, ci nascondiamo e andiamo con la testa bassa, come Adamo ed Eva, e quando siamo elevati a qualche dignit� cerchiamo di coprire i peccati e ci piace farci vedere, quasi pavoneggiarci.
La nostra risposta al perdono sovrabbondante del Signore dovrebbe consistere nel mantenerci sempre in quella sana tensione tra una dignitosa vergogna e una dignit� che sa vergognarsi: atteggiamento di chi per s� stesso cerca di umiliarsi e abbassarsi, ma � capace di accettare che il Signore lo innalzi per il bene della missione, senza compiacersene. Il modello che il Vangelo consacra, e che pu� servirci quando ci confessiamo, � quello di Pietro, che si lascia interrogare a lungo sul suo amore e, nello stesso tempo, rinnova la sua accettazione del ministero di pascere le pecore che il Signore gli affida.
Per entrare pi� in profondit� in questa �dignit� che sa vergognarsi�, che ci salva dal crederci di pi� o di meno di quello che siamo per grazia, ci pu� aiutare vedere come nel passo di Isaia che il Signore legge oggi nella sua sinagoga di Nazareth, il Profeta prosegue dicendo: �Voi sarete chiamati sacerdoti del Signore, ministri del nostro Dio� (61,6). � il popolo povero, affamato, prigioniero di guerra, senza futuro, residuale e scartato, che il Signore trasforma in popolo sacerdotale.
Come sacerdoti, noi ci identifichiamo con quel popolo scartato, che il Signore salva, e ci ricordiamo che ci sono moltitudini innumerevoli di persone povere, ignoranti, prigioniere, che si trovano in quella situazione perch� altri li opprimono. Ma ricordiamo anche che ognuno di noi sa in quale misura tante volte siamo ciechi, privi della bella luce della fede, non perch� non abbiamo a portata di mano il Vangelo, ma per un eccesso di teologie complicate. Sentiamo che la nostra anima se ne va assetata di spiritualit�, ma non per mancanza di Acqua Viva � che beviamo solo a sorsi �, ma per un eccesso di spiritualit� �frizzanti�, di spiritualit� �light�. Ci sentiamo anche prigionieri, non circondati, come tanti popoli, da invalicabili mura di pietra o da recinzioni di acciaio, ma da una mondanit� virtuale che si apre e si chiude con un semplice click. Siamo oppressi, ma non da minacce e spintoni, come tanta povera gente, ma dal fascino di mille proposte di consumo che non possiamo scrollarci di dosso per camminare, liberi, sui sentieri che ci conducono all�amore dei nostri fratelli, al gregge del Signore, alle pecorelle che attendono la voce dei loro pastori.
E Ges� viene a riscattarci, a farci uscire, per trasformarci da poveri e ciechi, da prigionieri e oppressi in ministri di misericordia e consolazione. E ci dice, con le parole del profeta Ezechiele al popolo che si era prostituito e aveva tradito gravemente il suo Signore: �Io mi ricorder� dell�alleanza conclusa con te al tempo della tua giovinezza [...] Allora ricorderai la tua condotta e ne sarai confusa, quando riceverai le tue sorelle maggiori insieme a quelle pi� piccole, che io dar� a te per figlie, ma non in forza della tua alleanza. Io stabilir� la mia alleanza con te e tu saprai che io sono il Signore, perch� te ne ricordi e ti vergogni e, nella tua confusione, tu non apra pi� bocca, quando ti avr� perdonato quello che hai fatto � oracolo del Signore Dio� (Ez 16,60-63).
In questo Anno Giubilare celebriamo, con tutta la gratitudine di cui � capace il nostro cuore, il nostro Padre, e lo preghiamo che �si ricordi sempre della sua Misericordia�; accogliamo, con dignit� che sa vergognarsi, la Misericordia nella carne ferita del nostro Signore Ges� Cristo, e gli chiediamo che ci lavi da ogni peccato e ci liberi da ogni male; e con la grazia dello Spirito Santo ci impegniamo a comunicare la Misericordia di Dio a tutti gli uomini, praticando le opere che lo Spirito suscita in ciascuno per il bene comune di tutto il popolo fedele di Dio.
Omelia del Santo Padre durante la Santa Messa del Crisma nella Basilica Vaticana - 24/03/2016
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La Misericordia del nostro Dio � infinita e ineffabile, ed esprimiamo il dinamismo di questo mistero come una Misericordia �sempre pi� grande�, una Misericordia in cammino, una Misericordia che ogni giorno cerca il modo di fare un passo avanti, un piccolo passo in l�, avanzando sulla terra di nessuno, dove regnavano l�indifferenza e la violenza.

- Papa Francesco -
Dio eccede in una Misericordia sempre pi� grande, � quello dell�incontro. Egli si d� totalmente e in modo tale che, in ogni incontro, passa direttamente a celebrare una festa.

- Papa Francesco -