Citazione spirituale

Santa Messa con sacerdoti, religiose, religiosi, consacrati e seminaristi a Morelia - Viaggio Apostolico in Messico

C�� un detto tra di noi che dice cos�: �Dimmi come preghi e ti dir� come vivi, dimmi come vivi e ti dir� come preghi�; perch�, mostrandomi come preghi, imparer� a scoprire il Dio vivente, e mostrandomi come vivi, imparer� a credere nel Dio che preghi, perch� la nostra vita parla della preghiera e la preghiera parla della nostra vita. A pregare si impara, come impariamo a camminare, a parlare, ad ascoltare. La scuola della preghiera � la scuola della vita e la scuola della vita � il luogo in cui facciamo scuola di preghiera.

San Paolo, al suo discepolo prediletto Timoteo, quando gli insegnava o lo esortava a vivere la fede, diceva: �Ricordati di tua madre e di tua nonna�. E i seminaristi, quando entravano nel Seminario, molte volte mi chiedevano: �Padre, io per� vorrei fare una preghiera pi� profonda, pi� mentale��. �Guarda � rispondevo - continua a pregare come ti hanno insegnato a casa tua. E poi, a poco a poco, la tua preghiera crescer�, cos� come la tua vita � cresciuta�. A pregare si impara, come nella vita.

Ges� ha voluto introdurre i suoi nel mistero della Vita, nel mistero della Sua vita. Mostr� loro mangiando, dormendo, sanando, predicando, pregando che cosa significa essere Figlio di Dio. Li invit� a condividere la sua vita, la sua intimit� e, mentre stavano con Lui, fece loro toccare nella sua carne la vita del Padre. Fa loro sperimentare nel suo sguardo, nel suo camminare, la forza, la novit� di dire: �Padre nostro�. In Ges� questa espressione - �Padre nostro� - non ha il �retrogusto� della routine o della ripetizione. Al contrario ha il sapore della vita, dell�esperienza dell�autenticit�. Egli ha saputo vivere pregando e pregare vivendo, dicendo: Padre nostro.

E ci ha invitato a fare lo stesso. La nostra prima chiamata � quella a fare esperienza di questo amore misericordioso del Padre nella nostra vita, nella nostra storia. La sua prima chiamata � a introdurci in questa nuova dinamica dell�amore, della filiazione. La nostra prima chiamata � quella ad imparare a dire �Padre nostro�, come Paolo insiste: �Abb��.

�Guai a me se non evangelizzassi!�, dice Paolo, guai a me! Perch� evangelizzare � prosegue � non � una gloria ma una necessit� (1 Cor 9,16).

Ci ha invitato a partecipare alla Sua vita, alla vita divina: guai a noi, consacrati, consacrate, sacerdoti, seminaristi, vescovi, guai a noi se non la condividiamo, guai a noi se non siamo testimoni di quello che abbiamo visto e udito, guai a noi. Non siamo n� vogliamo essere dei funzionari del divino, non siamo n� desideriamo mai essere impiegati dell�impresa di Dio, perch� siamo invitati a partecipare alla sua vita, siamo invitati a introdurci nel suo cuore, un cuore che prega e vive dicendo: Padre nostro. E cos�� la missione se non dire con la nostra vita - dal principio alla fine, come il nostro fratello Vescovo che � morto questa notte - cos�� la missione se non dire con la nostra vita: Padre nostro?

A questo Padre nostro noi ci rivolgiamo tutti i giorni pregando, e a Lui diciamo in alcune di queste situazioni: non lasciarci cadere in tentazione. Ges� stesso lo fece. Egli preg� perch� noi suoi discepoli � di ieri e di oggi � non cadessimo in tentazione. Quale pu� essere una delle tentazioni che ci possono assalire? Quale pu� essere una delle tentazioni che sorge non solo dal contemplare la realt� ma nel viverla? Che tentazione ci pu� venire da ambienti dominati molte volte dalla violenza, dalla corruzione, dal traffico di droghe, dal disprezzo per la dignit� della persona, dall�indifferenza davanti alla sofferenza e alla precariet�? Che tentazione potremmo avere noi sempre nuovamente, noi chiamati alla vita consacrata, al presbiterato, all�episcopato, che tentazione potremmo avere di fronte a tutto questo, di fronte a questa realt� che sembra essere diventata un sistema inamovibile?

Credo che potremmo riassumerla con una sola parola: rassegnazione. E di fronte a questa realt� ci pu� vincere una delle armi preferite del demonio: la rassegnazione. �E che ci possiamo fare? La vita � cos�!�. Una rassegnazione che ci paralizza, una rassegnazione che ci impedisce non solo di camminare, ma anche di tracciare una via; una rassegnazione che non soltanto ci spaventa, ma che ci trincera nelle nostre �sacrestie� e apparenti sicurezze; una rassegnazione che non soltanto ci impedisce di annunciare, ma che ci impedisce di lodare: ci toglie l�allegria, la gioia della lode. Una rassegnazione che non solo ci impedisce di progettare, ma che ci frena nel rischiare e trasformare le cose.

Per questo, Padre Nostro, non lasciarci cadere nella tentazione.

Che bene ci fa fare appello alla nostra memoria nei momenti della tentazione! Quanto ci aiuta osservare il �legno� con cui siamo stati fatti. Non tutto ha avuto inizio con noi, non tutto terminer� con noi; per questo, quanto bene ci fa recuperare la storia che ci ha portato fin qui.

E in questo fare memoria non possiamo tralasciare qualcuno che am� tanto questo luogo da farsi figlio di questa terra. Qualcuno che seppe dire di s� stesso: �Mi strapparono dalla magistratura e mi posero alla pienezza del sacerdozio per merito dei miei peccati. Me, inutile e interamente inabile per l�esecuzione di una tanto grande impresa; me, che non sapevo remare, elessero primo Vescovo di Michoac�n" (Vasco V�squez de Quiroga, Carta pastoral, 1554). Ringrazio il Signor Cardinale Arcivescovo, perch� ha voluto che si celebrasse questa Eucaristia con il pastorale e il calice di quest�uomo.

Con voi desidero fare memoria di questo evangelizzatore, conosciuto anche come �Tata Vasco�, come �lo spagnolo che si fece indio�. La realt� vissuta dagli indios Purh�pechas descritta da lui come �venduti, vessati e vagabondi per i mercati a raccogliere i rifiuti gettati a terra�, lungi dal condurlo alla tentazione dell�accidia e della rassegnazione, mosse la sua fede, mosse la sua vita, mosse la sua compassione e lo stimol� a realizzare diverse iniziative che fossero di �respiro� di fronte a tale realt� tanto paralizzante e ingiusta. Il dolore della sofferenza dei suoi fratelli divenne preghiera e la preghiera si fece risposta concreta. E questo gli guadagn� tra gli indios il nome di �Tata Vasco�, che in lingua pur�pechas significa: pap�.

Padre, pap�, tata, abb��

Questa � la preghiera, questa l�espressione alla quale Ges� ci ha invitati. Padre, pap�, abb�, non lasciarci cadere nella tentazione della rassegnazione, non lasciarci cadere nella tentazione dell�accidia, non lasciarci cadere nella tentazione della perdita della memoria, non lasciarci cadere nella tentazione di dimenticarci dei nostri predecessori che ci hanno insegnato con la loro vita a dire: Padre Nostro.

Omelia del Santo Padre durante la Santa Messa con sacerdoti, religiose, religiosi, consacrati e seminaristi a Morelia - Viaggio Apostolico in Messico - 16/02/2016


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Padre, pap�, abb�, non lasciarci cadere nella tentazione della rassegnazione, non lasciarci cadere nella tentazione dell�accidia, non lasciarci cadere nella tentazione della perdita della memoria, non lasciarci cadere nella tentazione di dimenticarci dei nostri predecessori che ci hanno insegnato con la loro vita a dire: Padre Nostro.

- Papa Francesco -



La nostra vita parla della preghiera e la preghiera parla della nostra vita. A pregare si impara, come impariamo a camminare, a parlare, ad ascoltare. La scuola della preghiera � la scuola della vita e la scuola della vita � il luogo in cui facciamo scuola di preghiera.

- Papa Francesco -