Omelia del Santo Padre durante la Veglia di preghiera per il Sinodo sulla Famiglia
Care famiglie, buonasera!
A che giova accendere una piccola candela nel buio che ci circonda? Non sarebbe ben altro ci� di cui c�� bisogno per diradare l�oscurit�? Ma si possono vincere le tenebre?
In certe stagioni della vita � questa vita pur carica di risorse stupende � simili interrogativi si impongono con forza. Di fronte alle esigenze dell�esistenza, la tentazione porta a tirarsi indietro, a disertare e a chiudersi, magari in nome della prudenza e del realismo, fuggendo cos� la responsabilit� di fare fino in fondo la propria parte.
Ricordate l�esperienza di Elia? Il calcolo umano suscita nel profeta la paura che lo spinge a cercare rifugio. Paura. �Elia, impaurito, si alz� e se ne and� per salvarsi [...] Cammin� per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l�Oreb. L� entr� in una caverna per passarvi la notte, quand�ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: �Che cosa fai qui, Elia?�� (1 Re 19,3.8-9). Poi, sull�Oreb, trover� risposta non nel vento impetuoso che scuote le rocce, non nel terremoto e nemmeno nel fuoco. La grazia di Dio non alza la voce; � un mormorio, che raggiunge quanti sono disposti ad ascoltarne la brezza leggera - quel filo di silenzio sonoro - li esorta ad uscire, a tornare nel mondo, testimoni dell�amore di Dio per l�uomo, perch� il mondo creda...
Con questo respiro, proprio un anno fa, in questa stessa Piazza, abbiamo invocato lo Spirito Santo, chiedendo che � nel mettere a tema la famiglia � i Padri sinodali sapessero ascoltare e confrontarsi mantenendo fisso lo sguardo su Ges�, Parola ultima del Padre e criterio di interpretazione di tutto.
Questa sera non pu� essere un�altra la nostra preghiera. Perch�, come ricordava il Metropolita Ignazio IV Hazim, senza lo Spirito Santo, Dio � lontano, Cristo rimane nel passato, la Chiesa diventa una semplice organizzazione, l�autorit� si trasforma in dominio, la missione in propaganda, il culto in evocazione, l�agire dei cristiani in una morale da schiavi (cfr Discorso alla Conferenza ecumenica di Uppsala, 1968).
Preghiamo, dunque, perch� il Sinodo che domani si apre sappia ricondurre a un�immagine compiuta di uomo l�esperienza coniugale e familiare; riconosca, valorizzi e proponga quanto in essa c�� di bello, di buono e di santo; abbracci le situazioni di vulnerabilit�, che la mettono alla prova: la povert�, la guerra, la malattia, il lutto, le relazioni ferite e sfilacciate da cui sgorgano disagi, risentimenti e rotture; ricordi a queste famiglie, come a tutte le famiglie, che il Vangelo rimane �buona notizia� da cui sempre ripartire. Dal tesoro della viva tradizione i Padri sappiano attingere parole di consolazione e orientamenti di speranza per famiglie chiamate in questo tempo a costruire il futuro della comunit� ecclesiale e della citt� dell�uomo.
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Ogni famiglia, infatti, � sempre una luce, per quanto fioca, nel buio del mondo.
La stessa vicenda di Ges� tra gli uomini prende forma nel grembo di una famiglia, all�interno della quale rimarr� per trent�anni. Una famiglia come tante, la sua, collocata in uno sperduto villaggio della periferia dell�Impero.
Charles de Foucauld, forse come pochi altri, ha intuito la portata della spiritualit� che emana da Nazaret. Questo grande esploratore abbandon� in fretta la carriera militare, affascinato dal mistero della Santa Famiglia, del rapporto quotidiano di Ges� con i genitori e i vicini, del lavoro silenzioso, della preghiera umile. Guardando alla Famiglia di Nazaret, fratel Charles avvert� la sterilit� della brama di ricchezza e di potere; con l�apostolato della bont� si fece tutto a tutti; lui, attratto dalla vita eremitica, cap� che non si cresce nell�amore di Dio evitando la servit� delle relazioni umane. Perch� � amando gli altri che si impara ad amare Dio; � curvandosi sul prossimo che ci si eleva a Dio. Attraverso la vicinanza fraterna e solidale ai pi� poveri e abbandonati, egli comprese che alla fine sono proprio loro a evangelizzare noi, aiutandoci a crescere in umanit�.
Per comprendere oggi la famiglia, entriamo anche noi � come Charles de Foucauld � nel mistero della Famiglia di Nazaret, nella sua vita nascosta, feriale e comune, com�� quella della maggior parte delle nostre famiglie, con le loro pene e le loro semplici gioie; vita intessuta di serena pazienza nelle contrariet�, di rispetto per la condizione di ciascuno, di quell�umilt� che libera e fiorisce nel servizio; vita di fraternit�, che sgorga dal sentirsi parte di un unico corpo.
� luogo � la famiglia � di santit� evangelica, realizzata nelle condizioni pi� ordinarie. Vi si respira la memoria delle generazioni e si affondano radici che permettono di andare lontano. � luogo del discernimento, dove ci si educa a riconoscere il disegno di Dio sulla propria vita e ad abbracciarlo con fiducia. � luogo di gratuit�, di presenza discreta, fraterna e solidale, che insegna a uscire da se stessi per accogliere l�altro, per perdonare e sentirsi perdonati.
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Ripartiamo da Nazaret per un Sinodo che, pi� che parlare di famiglia, sappia mettersi alla sua scuola, nella disponibilit� a riconoscerne sempre la dignit�, la consistenza e il valore, nonostante le tante fatiche e contraddizioni che possono segnarla.
Nella �Galilea delle genti� del nostro tempo ritroveremo lo spessore di una Chiesa che � madre, capace di generare alla vita e attenta a dare continuamente la vita, ad accompagnare con dedizione, tenerezza e forza morale. Perch� se non sappiamo unire la compassione alla giustizia, finiamo per essere inutilmente severi e profondamente ingiusti.
Una Chiesa che � famiglia sa porsi con la prossimit� e l�amore di un padre, che vive la responsabilit� del custode, che protegge senza sostituirsi, che corregge senza umiliare, che educa con l�esempio e la pazienza. A volte, semplicemente con il silenzio di un�attesa orante e aperta.
E soprattutto, una Chiesa di figli che si riconoscono fratelli non arriva mai a considerare qualcuno soltanto come un peso, un problema, un costo, una preoccupazione o un rischio: l�altro � essenzialmente un dono, che rimane tale anche quando percorre strade diverse.
� casa aperta, la Chiesa, lontana da grandezze esteriori, accogliente nello stile sobrio dei suoi membri e, proprio per questo, accessibile alla speranza di pace che c�� dentro ogni uomo, compresi quanti � provati dalla vita � hanno il cuore ferito e sofferente.
Questa Chiesa pu� rischiarare davvero la notte dell�uomo, additargli con credibilit� la meta e condividerne i passi, proprio perch� lei per prima vive l�esperienza di essere incessantemente rigenerata nel cuore misericordioso del Padre.
Omelia del Santo Padre durante la Veglia di preghiera per il Sinodo sulla Famiglia - 3/10/2015
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La famiglia � luogo di santit� evangelica, realizzata nelle condizioni pi� ordinarie. Vi si respira la memoria delle generazioni e si affondano radici che permettono di andare lontano. � luogo del discernimento, dove ci si educa a riconoscere il disegno di Dio sulla propria vita e ad abbracciarlo con fiducia. � luogo di gratuit�, di presenza discreta, fraterna e solidale, che insegna a uscire da se stessi per accogliere l�altro, per perdonare e sentirsi perdonati.

- Papa Francesco -
Una Chiesa di figli che si riconoscono fratelli non arriva mai a considerare qualcuno soltanto come un peso, un problema, un costo, una preoccupazione o un rischio: l�altro � essenzialmente un dono, che rimane tale anche quando percorre strade diverse.

- Papa Francesco -
Ogni famiglia � sempre una luce, per quanto fioca, nel buio del mondo.

- Papa Francesco -