Angelus in Piazza San Pietro
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Nel brano del Vangelo di questa domenica (cfr Mc 13,24-32), il Signore vuole istruire i suoi discepoli sugli eventi futuri. Non � in primo luogo un discorso sulla fine del mondo, piuttosto � l�invito a vivere bene il presente, ad essere vigilanti e sempre pronti per quando saremo chiamati a rendere conto della nostra vita. Dice Ges�: �In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurer�, la luna non dar� pi� la sua luce, le stelle cadranno dal cielo� (vv. 24-25). Queste parole ci fanno pensare alla prima pagina del Libro della Genesi, il racconto della creazione: il sole, la luna, gli astri, che dall�inizio del tempo brillano nel loro ordine e portano luce, segno di vita, qui sono descritti nel loro decadimento, mentre piombano nel buio e nel caos, segno della fine. Invece la luce che in quel giorno ultimo risplender� sar� unica e nuova: sar� quella del Signore Ges� che verr� nella gloria con tutti i santi. In quell�incontro vedremo finalmente il suo Volto nella piena luce della Trinit�; un Volto raggiante d�amore, di fronte al quale apparir� in totale verit� anche ogni essere umano.
La storia dell�umanit�, come la storia personale di ciascuno di noi, non pu� essere compresa come un semplice susseguirsi di parole e di fatti che non hanno un senso. Non pu� essere neppure interpretata alla luce di una visione fatalistica, come se tutto fosse gi� prestabilito secondo un destino che sottrae ogni spazio di libert�, impedendo di compiere scelte che siano frutto di una vera decisione. Nel Vangelo di oggi, piuttosto, Ges� dice che la storia dei popoli e quella dei singoli hanno un fine e una meta da raggiungere: l�incontro definitivo con il Signore. Non conosciamo il tempo n� le modalit� con cui avverr�; il Signore ha ribadito che �nessuno lo sa, n� gli angeli nel cielo n� il Figlio� (v. 32); tutto � custodito nel segreto del mistero del Padre. Conosciamo, tuttavia, un principio fondamentale con il quale dobbiamo confrontarci: �Il cielo e la terra passeranno � dice Ges� �, ma le mie parole non passeranno� (v. 31). Il vero punto cruciale � questo. In quel giorno, ognuno di noi dovr� comprendere se la Parola del Figlio di Dio ha illuminato la propria esistenza personale, oppure se gli ha voltato le spalle preferendo confidare nelle proprie parole. Sar� pi� che mai il momento in cui abbandonarci definitivamente all�amore del Padre e affidarci alla sua misericordia.
Nessuno pu� sfuggire a questo momento, nessuno di noi! La furbizia, che spesso mettiamo nei nostri comportamenti per accreditare l�immagine che vogliamo offrire, non servir� pi�; alla stessa stregua, la potenza del denaro e dei mezzi economici con i quali pretendiamo con presunzione di comperare tutto e tutti, non potr� pi� essere usata. Avremo con noi nient�altro che quanto abbiamo realizzato in questa vita credendo alla sua Parola: il tutto e il nulla di quanto abbiamo vissuto o tralasciato di compiere. Con noi soltanto porteremo quello che abbiamo donato.
Invochiamo l�intercessione della Vergine Maria, affinch� la constatazione della nostra provvisoriet� sulla terra e del nostro limite non ci faccia sprofondare nell�angoscia, ma ci richiami alla responsabilit� verso noi stessi, verso il prossimo, verso il mondo intero.
Discorso pronunciato dal Papa durante l'Angelus in Piazza San Pietro - 18/11/2018
Tutte le frasi tratte da "Angelus in Piazza San Pietro"
La storia dell�umanit�, come la storia personale di ciascuno di noi, non pu� essere compresa come un semplice susseguirsi di parole e di fatti che non hanno un senso. [...] Nel Vangelo, piuttosto, Ges� dice che la storia dei popoli e quella dei singoli hanno un fine e una meta da raggiungere: l�incontro definitivo con il Signore.

- Papa Francesco -