Citazione spirituale

Angelus in Piazza San Pietro

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Nell�odierna pagina del Vangelo (Lc 12,32-48), Ges� parla ai suoi discepoli dell�atteggiamento da assumere in vista dell�incontro finale con Lui, e spiega come l�attesa di questo incontro deve spingere ad una vita ricca di opere buone. Tra l�altro dice: �Vendete ci� che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma� (v. 33). E� un invito a dare valore all�elemosina come opera di misericordia, a non riporre la fiducia nei beni effimeri, a usare le cose senza attaccamento ed egoismo, ma secondo la logica di Dio, la logica dell�attenzione agli altri, la logica dell�amore. Noi possiamo essere tanto attaccati al denaro, avere tante cose, ma alla fine non possiamo portarle con noi. Ricordatevi che �il sudario non ha tasche�.

L�insegnamento di Ges� prosegue con tre brevi parabole sul tema della vigilanza. Questo � importante: la vigilanza, essere attenti, essere vigilanti nella vita. La prima � la parabola dei servi che aspettano nella notte il ritorno del padrone. �Beati quei servi che il padrone al suo ritorno trover� ancora svegli� (v. 37): � la beatitudine dell�attendere con fede il Signore, del tenersi pronti, in atteggiamento di servizio. Egli si fa presente ogni giorno, bussa alla porta del nostro cuore. E sar� beato chi gli aprir�, perch� avr� una grande ricompensa: infatti il Signore stesso si far� servo dei suoi servi - � una bella ricompensa - nel grande banchetto del suo Regno passer� Lui stesso a servirli. Con questa parabola, ambientata di notte, Ges� prospetta la vita come una veglia di attesa operosa, che prelude al giorno luminoso dell�eternit�. Per potervi accedere bisogna essere pronti, svegli e impegnati al servizio degli altri, nella consolante prospettiva che, �di l��, non saremo pi� noi a servire Dio, ma Lui stesso ci accoglier� alla sua mensa. A pensarci bene, questo accade gi� ogni volta che incontriamo il Signore nella preghiera, oppure nel servire i poveri, e soprattutto nell�Eucaristia, dove Egli prepara un banchetto per nutrirci della sua Parola e del suo Corpo.

La seconda parabola ha come immagine la venuta imprevedibile del ladro. Questo fatto esige una vigilanza; infatti Ges� esorta: �Tenetevi pronti, perch�, nell�ora che non immaginate, viene il Figlio dell�uomo� (v. 40). Il discepolo � colui che attende il Signore e il suo Regno. Il Vangelo chiarisce questa prospettiva con la terza parabola: l�amministratore di una casa dopo la partenza del padrone. Nel primo quadro, l�amministratore esegue fedelmente i suoi compiti e riceve la ricompensa. Nel secondo quadro, l�amministratore abusa della sua autorit� e percuote i servi, per cui, al ritorno improvviso del padrone, verr� punito. Questa scena descrive una situazione frequente anche ai nostri giorni: tante ingiustizie, violenze e cattiverie quotidiane nascono dall�idea di comportarci come padroni della vita degli altri. Abbiamo un solo padrone a cui non piace farsi chiamarsi �padrone� ma �Padre�. Noi tutti siamo servi, peccatori e figli: Lui � l�unico Padre.

Ges� oggi ci ricorda che l�attesa della beatitudine eterna non ci dispensa dall�impegno di rendere pi� giusto e pi� abitabile il mondo. Anzi, proprio questa nostra speranza di possedere il Regno nell�eternit� ci spinge a operare per migliorare le condizioni della vita terrena, specialmente dei fratelli pi� deboli. La Vergine Maria ci aiuti ad essere persone e comunit� non appiattite sul presente, o, peggio, nostalgiche del passato, ma protese verso il futuro di Dio, verso l�incontro con Lui, nostra vita e nostra speranza.

Discorso pronunciato dal Papa durante l'Angelus in Piazza San Pietro - 7/08/2016


Tutte le frasi tratte da "Angelus in Piazza San Pietro"


L�attesa della beatitudine eterna non ci dispensa dall�impegno di rendere pi� giusto e pi� abitabile il mondo. Anzi, proprio questa nostra speranza di possedere il Regno nell�eternit� ci spinge a operare per migliorare le condizioni della vita terrena, specialmente dei fratelli pi� deboli.

- Papa Francesco -